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Ocse: crescita mondiale al 3% nel 2016. Sul prossimo anno pesa il rischio Brexit

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Di Alfredo Ranavolo
Ocse: crescita mondiale al 3% nel 2016. Sul prossimo anno pesa il rischio Brexit

<p>Gli investimenti restano al palo, i consumatori alla finestra in attesa di tempi migliori. In più rallentano alcune economie emergenti e quelle mature non hanno ripreso a correre. </p> <p>Ne deriva una crescita mondiale per il 2016 che, secondo l’Ocse, si attesterà al 3%, sui livelli dell’anno passato. Gli Stati Uniti cresceranno dell’1,8%, il Regno Unito dell’1,7%, l’Eurozona dell’1,6 per cento. L’Italia accelererà appena, con un +1% annuo, destinato a salire all’1,4% nel 2017. </p> <p>Anno nel quale l’Organizzazione mondiale per la cooperazione e lo sviluppo non si attende molto di meglio.</p> <p>“Si prevede che la crescita globale migliori leggermente nel 2017, al 3,3 per cento. Inoltre, questo miglioramento dipende dal fatto che vengano evitati rischi come la Brexit o crolli finanziari nei mercati emergenti” ha affermato il direttore generale Angel Gurria.</p> <p>L’Ocse si iscrive nel nutrito elenco degli attori economici che vedono grossi rischi sia per il Regno Unito che per l’Europa da un addio della prima al mercato comune.</p> <p>Palla subito colta al balzo dal premier britannico <strong>David Cameron</strong>:</p> <p>=<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="en"><p lang="en" dir="ltr"><span class="caps">OECD</span> is right to warn leaving Europe would have “negative consequences” for our economy. That means lost jobs and higher prices. <a href="https://twitter.com/hashtag/StrongerIn?src=hash">#StrongerIn</a></p>— David Cameron (@David_Cameron) <a href="https://twitter.com/David_Cameron/status/737929209088249856">June 1, 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>==</p> <p>Nel suo outlook economico, l’organizzazione chiama i governi mondiali a “un’azione collettiva”. <a href="http://www.oecd.org/eco/outlook/economic-outlook-june-2016-catherine-l-mann-editorial-policymakers-act-now.htm">Principalmente investendo in istruzione e infrastrutture, approfittando anche dei tassi di interesse ai minimi storici</a>, come dice la capoeconomista Catherine L. Mann.</p> <p>All’Italia in particolare è richiesto di “ridurre in modo permanente i contributi per lo Stato sociale, specialmente quelli sui bassi salari, insieme ad efficaci politiche sul mercato del lavoro, e allo spostamento dell’onere fiscale verso consumo e proprietà immobiliare, basandosi su valori catastali aggiornati”. </p> <p>Non proprio quanto accaduto con la cancellazione delle imposte sulla prima casa. Secondo l’Ocse, però, “ciò porrebbe le basi per una crescita più forte ed equa”.</p> <p>Inoltre, nel capitolo dedicato al nostro Paese, si legge che la disoccupazione in Italia continuerà a calare, dall’11,9% nel 2015 all’11,3% nel 2016 e al 10,8% nel 2017, ma “bisogna fare di più per aumentare produttività e inclusione”.</p> <p>Capitolo finanziario: secondo l’Ocse gli investimenti in Italia potrebbero aver finalmente invertito la tendenza e ripreso a crescere, ma “i limiti nell’offerta di credito bancario, insieme all’incertezza sulle future condizioni della domanda, impediscono una ripresa più forte”. È di vitale importanza “creare un mercato secondario per i prestiti in sofferenza e migliorare i bilanci<br /> delle banche”, cose sulle quali “il governo si sta già impegnando”.</p>