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Regno Unito, i dati sull'immigrazione irrompono nel dibattito sulla Brexit

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Di Giacomo Segantini  Agenzie:  Reuters, ONS
Regno Unito, i dati sull'immigrazione irrompono nel dibattito sulla Brexit

<p>A scaldare il dibattito sulla <strong>permanenza del Regno Unito nell’Unione europea</strong>, a meno di un mese dal referendum, ci pensano le ultime <a href="http://visual.ons.gov.uk/uk-perspectives-2016-international-migration-to-and-from-the-uk/">cifre sull’immigrazione</a> dell’<span class="caps">ONS</span> (l’Istat britannica). L’anno scorso il dato netto (cioè gli arrivi meno le partenze) ha toccato le <strong>333 mila unità</strong>, un aumento del 6,4% rispetto al 2014. Tra quegli immigrati <strong>circa 184 mila provenivano da Paesi dell’unione</strong>. </p> <p><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="en" dir="ltr">The elected UK Government should have control over our immigration policy <a href="https://t.co/7RL5CgryBC">https://t.co/7RL5CgryBC</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/TakeControl?src=hash">#TakeControl</a> <a href="https://t.co/7RPpFhc35x">pic.twitter.com/7RPpFhc35x</a></p>— Vote Leave (@vote_leave) <a href="https://twitter.com/vote_leave/status/735780271983853568">26 maggio 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p> <p>Un risultato subito fatto proprio dai sostenitori della Brexit: “Da soli, potremo stabilire le politiche d’immigrazione in base ai bisogni della nostra economia”, dicono. Per un agricoltore dello Yorkshire che di questa economia fa parte, però, <strong>chiudere la porta ai lavoratori stranieri rappresenterebbe un danno</strong>: “Non riusciamo a trovare abbastanza manodopera locale”, racconta Guy Poskitts. “Ci sono tanti bravi lavoratori, ma non riusciamo a trovarne a sufficienza. Dobbiamo prendere europei e immigrati per occupare queste posizioni e soddisfare gli ordini”.</p> <p><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="en" dir="ltr">Net migration 333k yr to Dec 15, Immigration 630k, Emigration 297k similar to recent levels <a href="https://t.co/wc4RaLjg1v">https://t.co/wc4RaLjg1v</a> <a href="https://t.co/jSwmQIJXYN">pic.twitter.com/jSwmQIJXYN</a></p>— ONS (@ONS) <a href="https://twitter.com/ONS/status/735750861930909697">26 maggio 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p> <p>Come si evince dai cartelli in tre lingue, la maggioranza dei suo dipendenti <strong>viene dai Paesi baltici e dalla Polonia</strong>. Anche loro sono preoccupati: “Guardo il numero di lavoratori provenienti dall’Europa orientale che lavorano in queste fattorie e penso: se domani nessuno di loro si presentasse, non riuscirebbero a produrre nemmeno la metà del dovuto”, afferma Marika Rudik-Mis, operaia di origine estone. La fattoria ben esemplifica le tante aziende del settore agricolo, dei servizi e delle costruzioni che dipendono ampiamente da <strong>operai poco qualificati con un basso livello di retribuzione</strong>. Per mansioni che i cittadini britannici non vogliono più svolgere.</p>