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Obama in Giappone, alleato chiave in Asia

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Obama in Giappone, alleato chiave in Asia

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Nelle prossime ore, Shinzo Abe ospiterà l’esclusivo club del G7. Non prima però di aver beneficiato di un esclusivissimo tête-à-tête con Barack Obama. Il presidente americano, per la sua tournée d’addio, non ha scelto a caso, in Asia, il Vietnam e il Giappone. I due ex nemici degli Stati Uniti rientrano oggi nella sfera d’influenza di Washington nella regione, con malcelata irritazione da parte della Cina.

L’anno scorso, nel corso della visita in gran pompa del primo ministro giapponese nella capitale Usa, Obama aveva detto: “C‘è una frase nella cultura giapponese adatta allo spirito che ci unisce oggi: l’uno per l’altro e l’uno con l’altro”.

Una frase pronunciata in giapponese e in inglese a sottolineare un’“alleanza incrollabile”, abbastanza per indispettire Pechino. Obama ha fatto del consolidamento delle relazioni con i paesi della regione uno dei capisaldi della sua politica estera. In gioco ci sono interessi strategici, militari, e naturalmente economici. In particolare, prima del termine del suo mandato l’inquilino della Casa Bianca vorrebbe vedere ratificato il Partenariato transpacifico, l’accordo di libero scambio firmato lo scorso febbraio dopo cinque anni di negoziati fra 12 paesi che rappresentano il 40 per cento dell’economia mondiale.

Non ne fa parte la Cina, snobbata da Obama anche sulla questione delle isole contese fra Pechino e Tokyo. Al punto che nelle nuove linee guida dell’alleanza – un accordo storico in cui il Giappone passa da soggetto da difendere a collaboratore attivo – le Senkaku sono incluse fra gli obiettivi che gli Stati Uniti sono tenuti a proteggere.

Più mediatizzato sarà un altro momento storico: la prima visita a Hiroshima da parte di un presidente americano. Un gesto simbolico, che resterà tale, perché Obama, anche se potrebbe forse incontrare un gruppo di sopravvissuti dell’Enola Gay, non pronuncerà scuse per l’olocausto nucleare.

“No, – ha detto – perché penso sia importante riconoscere che nel corso di un conflitto i leader devono prendere delle decisioni. Ogni leader prende decisioni molto difficili, soprattutto in tempo di guerra”.

Hiroshima e Saigon, due cicatrici storiche del ventesimo secolo, si stanno lentamente rimarginando. Nel corso del viaggio in Vietnam Obama ha annunciato la revoca completa dell’embargo di armi in vigore nel paese da 50 anni.

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