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24 anni fa la strage di Capaci, Maria Falcone: "giovani stanno creando una società diversa"

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24 anni fa la strage di Capaci, Maria Falcone: "giovani stanno creando una società diversa"

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Il 23 maggio 1992, il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro vennero uccisi sulla statale Trapani-Palermo da 500 chili di tritolo, nascosti sotto un cunicolo, allo svincolo di Capaci, a 20 chilometri dal capoluogo siciliano.

A 24 anni dalla strage di Capaci, diverse manifestazioni sono state organizzate a Palermo, Milano, Gattatico, Firenze, Napoli, Roma, Pescara, Bari e in altri comuni italiani.

I rappresentanti delle istituzioni si sono dati appuntamento nell’aula bunker del maxi-processo, nel carcere dell’Ucciardone di Palermo, “che ha sancito il successo di un metodo ma che ha anche segnato la condanna a morte di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Francesca Morvillo”. Dice oggi, Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa Nostra.

“Dal mio osservatorio privilegiato, cioè andando fra i giovani, devo dire che tanto è cambiato. Soprattutto grazie ai nostri insegnanti, i giovani a poco a poco stanno creando una società diversa. Ed è per questa speranza, e per far sì che forse finalmente si avveri quel che diceva Giovanni che ‘ la mafia è un fatto umano e avrà una sua fine’, che siamo qua: per dare ai nostri giovani quei valori necessari per creare una società diversa”, ha aggiunto la presidente della Fondazione ‘Giovanni e Francesca Falcone’, a margine della cerimonia di commemorazione per il 24esimo anniversario della strage di Capaci.

“Il 23 maggio è una data incancellabile per gli italiani. La memoria della strage di Capaci – a cui seguì la barbarie
di via D’Amelio in una rapida quanto disumana sequela criminale – è iscritta con tratti forti nella storia della Repubblica e fa parte del nostro stesso senso civico”. Scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Maria Falcone.

“La mafia – sostiene il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti – non è ancora sconfitta ma i suoi ‘soldati’ sono stati messi all’angolo. I colpi di coda come l’attentato ad Antoci sono segni di debolezza più che di forza. L’azione dello Stato è ben presente”.

“Con il coordinamento e la collaborazione – conclude Roberti – come ci ha insegnato Falcone, è possibile debellare la criminalità organizzata”.

“Quando entrai in questa aula bunker avvertii tutta le responsabilità di ciò che ci attendeva. E al termine del processo capii che nulla è impossibile”. Sono state le parole del presidente del Senato, Piero Grasso.

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