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Risposta d'urgenza: gli aiuti europei dopo il terremoto in Ecuador

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Risposta d'urgenza: gli aiuti europei dopo il terremoto in Ecuador

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Quando un Paese viene colpito da una calamità naturale che oltrepassa le sue capacità di risposta, gli aiuti internazionali giocano un ruolo chiave.

E’ il caso del terremoto in Ecuador
del 16 aprile scorso, con magnitudo 7.8 ha causato quasi 700 morti e oltre 4 mila feriti. Oggi circa 30,000 persone sono ospitate in ricoveri temporanei, 2 milioni di persone sono state colpite dal sisma.

Monica Pinna si è recata per euronews sul posto per seguire le operazioni d’intervento europee dopo il sisma:

Aid Zone - Ecuador

Il “Meccanismo” in moto

In casi di emergenza come questi, scatta il Meccanismo di Protezione Civile europeo che coordina la risposta dei 34 Paesi che ne fanno parte, come spiega Denis Lopez che è a capo della squadra di intervento:

“Il Meccanismo europeo ha immediatamente dispiegato le proprie unità di soccorso. La Spagna è arrivata per prima sul campo. I tempi di reazione sono stati rapidissimi, già il giorno dopo”.

La valutazione tecnica a Manta e Portoviejo

Un team di 50 soccorritori spagnoli è intervenuto entro le prime 72 ore, cruciali per trovare ancora persone in vita sotto le macerie. Quando il nostro team è giunto a Portoviejo, una decina di giorni dopo il terremoto, la fase di urgenza era già terminata.

L’intervento europeo era entrato in una fase di valutazione tecnica. La Protezione Civile Italiana ha lavorato per circa due settimane dentro e attorno alla cosidetta “zona zero” di Portoviejo.

“Siamo qui per valutare i danni strutturali degli edifici – spiega – Roberto Lupica, capo della squadra antincendio italiana – Valutiamo la pericolosità delle strutture, in particolare pensando a quello che potrebbe accadere se si avesse una replica al massimo della stessa intensità. Mediamente facciamo 70 sopralluoghi al giorno”.

Circa 500 edifici sono stati controllati a Portoviejo. La maggior parte ha ricevuto cartellini “rossi” o “gialli”, perché totalmente inagibili o seriamente danneggiati.
Roberto Lupica ha compiuto con noi l’esame dello stato di un edificio identificato con il cartellino rosso: “Dobbiamo confermare una prima valutazione di massima che è stata fatta per poter dire se deve essere demolito o meno”.

La disperazione degli abitanti

Sono molte le case che sono ancora in piedi ma dovranno essere demolite. Difficile da accettare per i proprietari, Julissa ci racconta: “Mia madre viveva dell’affitto di questa casa. Non abbiamo soldi, come possiamo ricostruire una casa così”.

Stessa situazione a Manta. Nella zona “zero” quella più devastata dal terremoto, i residenti sono stati autorizzati a recuperare le proprie cose a turno, prima della demolizione. Un momento di grande disperazione per Carlota Lopez Alsibar, residente di Manta:
“Non so cosa ne sarà di noi. Questo quartiere.. era il meglio, c’era il mercato..”.

Al “Centro di Coordinamento europeo”

A Portoviejo abbiamo visitato il Centro di Coordinamento Europeo il cui compito è facilitare l’azione delle squadre europee che lavorano a stretto contatto con le autorità locali. Tutte le informazioni sul terremoto vengono raccolte qui e qui si decidono anche le modalità di intervento quindi quali unità inviare e dove.

“L‘équipe di coordinamento europea consiste di 9 esperti provenienti da 8 Paesi – ci spiega Juliàn Montero Caballero, vice capo della squadra europea del Meccanismo di protezione civile – la squadra italiana è venuta qui solo per le perizie sulla stabilità degli edifici. I francesi si sono occupati di ingegneria strutturale e purificazione dell’acqua. Ci sono anche 3 britannici esperti anch’essi di valutazioni strutturali”.

L’Unione europea ha stanziato un milione di euro in aiuti umanitari d’urgenza. Fondi in parte utilizzati nella distribuzione di acqua e cibo. Circa 347,000 kit di cibo sono stati distribuiti nelle prime due setitmane dopo il terremoto. Abbiamo assistito alla consegna dei kit del Programma Alimentare Mondiale nelle zone rurali intorno a Rocafuerte.

Erva Enormina Montes Intriago è una residente di Tierras Amarillas a Rocafuerte e racconta:
“La mia casa è completamente inagibile. Vivo in strada. Vengono a darci cibo ogni due o tre giorni”.

L’emergenza acqua

La mancanza di acqua potabile è stato uno dei problemi più seri dopo il terremoto. Un team di 30 esperti francesi si è installato per tre settimane nella città di Chone e ha distribuito circa 715 mila litri d’acqua a 10 mila persone. Il capitano Ghislain guida la squadra antincendio francese: “Possiamo produrre fino a 70 metri cubi al giorno e ne distribuiamo 60-65 sia attraverso la struttura qui dietro, sia con consegna porta a porta con i nostri veicoli o auto-cisterne”.

L’assitenza tecnica internazionale ha consentito all’Ecuador di migliorare le proprie procedure ad esempio nella classificazione degli edifici danneggiati, facilitando il lavoro in vista della ricostruzione.

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