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Austria, Hofer in testa per la presidenza fa paura all'Europa

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Austria, Hofer in testa per la presidenza fa paura all'Europa

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Lo spauracchio d’Europa viene da quel piccolo Stato che diede i natali pure a chi la terrorizzò oltre 80 anni fa: l’Austria. Non è certo il caso di paragonare Norbert Hofer ad Adolf Hitler, ma il candidato dei nazionalisti del Fpoe che fu di Jorg Haider, dovesse vincere al ballottaggio del 22 maggio, sarebbe il primo presidente apertamente di estrema destra populista del secondo dopoguerra in Europa.

Euroscettico, brillante cavalcatore dell’ondata di sentimenti anti-migranti che attraversa il suo Paese e non solo, complice anche un’economia non più così florida come qualche anno fa, si è imposto al primo turno con un 36,4% dei consensi.

Quella del presidente, in Austria, è per lo più figura simbolica. Ma Hofer si è opposto a questa visione affermando “lo vedrete”. Forse riferendosi alla possibilità di mandare, una sola volta nell’arco del mandato, a casa il governo senza passare per il Parlamento.

Il suo partito non ha mai nascosto, inoltre, di voler unificare la funzione di presidente e quella di cancelliere. Ma per raggiungere tale risultato occorre procedere per via referendaria.

Una sua elezione potrebbe far tornare d’attualità anche l’idea di una barriera anti-migranti al Brennero, che ha riempito le cronache nello scorso mese e al momento è stata messa da parte, dopo l’incontro tra il ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano e l’omologo austriaco Wolfgang Sobotka.

Si è rivelato, per contro, un abbraccio davvero mortale l’ultimo tra socialisti e popolari. I rispettivi candidati Rudolf Hundstorfer e Andreas Khol hanno ottenuto poco più dell’11% a testa.

I due partiti tradizionali sono stati al governo insieme ripetutamente nei decenni. E ininterrottamente dal 2007. Gli ultimi due governi sono stati formati dal socialista Werner Faymann, che si è dimesso dopo la débacle delle presidenziali, lasciando il posto nell’Spo e a capo dell’esecutivo all’astro nascente Christian Kern.

Ma qual è il sentimento della popolazione nella capitale Vienna, all’approssimarsi di questo appuntamento?

Intervistato da euronews, un anziano signore sostiene che “a causa di questa incertezza generalizzata, a causa dell’aumento del numero di stranieri e di angoscie indefinite, paura della disoccupazione, eccetera, in Austria come in altri Paesi si va verso uno scivolamento a destra”.

Una giovane donna si dice sicura di un alta percentuale di astenuti. “Credo che molta gente resterà a casa, perché non vorra votare per nessuno dei due candidati e tutte queste persone saranno scioccate lunedì dallo scrutinio”.

Anche per i sondaggi è tutt’altro che scontata una convergenza dei voti sull’ex portavoce dei Verdi Alexander Van der Bellen, approdato al ballottaggio con il 20,4% dei voti. Che non riesce a suscitare entusiasmi soprattutto tra i sostenitori dei popolari (addirittura il 70% sarebbe intenzionato a dare il voto a Hofer).

Eppure è, ora, il solo argine tra Hofer e la presidenza.

Dopo aver malamente fallito in occasione del primo turno del 24 aprile, gli analisti si mantengono prudenti sull’esito finale.

L’inviato di euronews Julian Lopez ricorda che “quasi 6 milioni e 400.000 austriaci sono chiamati alle urne. Al primo turno l’astensionismo è stato pari al 31 per cento. Gli analisti sono d’accordo nel dire che, a prescindere dal risultato, le elezioni di domenica saranno uno spartiacque nella storia recente dell’Austria”.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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