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La scommessa del Senegal sull'economia verde

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La scommessa del Senegal sull'economia verde

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Rilanciare l’economia verde. Fare dell’agricoltura IL motore della crescita. E’ la scommessa del Senegal. Obiettivo: raggiungere l’autosufficienza alimentare ma anche aumentare le esportazioni. Qauli sono le opportunità? Perchè questi investimenti sono redditizi? E come evolve il clima degli affari? Il boom dell’economia verde in Senegal è l’argomento di questa settimana a Focus

Serge Rombi, en: “Qui in Senegal si usa dire che finchè l’agricoltura va, tutto va. Bene, negli ultimi due anni il Paese raggiunge dei volumi di produzione da record. Bisogna sottolineare che l’agricoltura, la prima risorsa naturale del Senegal, non smette di modernizzarsi.
Per comprendere meglio, ci siamo avvicinati al Senegal, il fiume lungo il quale si producono due terzi del riso del Paese. E’ in quest’area che un’azienda ha investito l’equivalente di 55 milioni di euro iper la creazione di una fabbrica di riso hi-tech. La missione di quest’uomo: fare in modo che, da qui ai prossimi tre anni, questo stabilimento produca 100mila tonnellate di riso all’anno. Diventando così una delle più grandi fabbriche dell’Africa occidentale.

Ha grandi ambizioni Bruno Redon, Operation Manager della Saint Louis, ma è visibilmente soddisfatto dei risultati ragiunti finora: “Abbiamo tutto quello che ci serve: il terreno, la vicinanza al fiume Senegal che ci permette di avere acqua per irrigare che è molto importante. E anche un clima che ci permette di fare due raccolte all’anno del rendimento medio di 6 tonnellate per ettaro, che è un ottimo standard”.

Coinvolgere i produttori locali nel progetto è l’idea principale, come spiega François Grandry, direttore delle operazioni della compagnia Saint Louis: “Proporremo ai produttori dei contratti tra la nostra società, una banca e loro. Attualmente c‘è una raccolta all’anno. Comprando loro l’intera produzione, si permette alla banca di sbloccare il credito in modo che possano fare 2 raccolte l’anno”.

Qui la produzione rimarrà destinata al mercato locale. Il riso costituisce in effetti la base dell’alimentazione senegalese e la richiesta di prodotti di qualità aumenta esponenzialmente.

“Il Senegal importa 1 milione 150mila tonnellate di riso all’anno. Mentre ne produce solo 350mila. Il gap è enorme!”

Ed è qui, in questa regione sabbiosa che nel 2003 il numero 1 dell’orticoltura senegalese ha azzardato quella che sembrava una scommessa folle: coltivare mais e pomodori ciliegini. La società ha messo 25 milioni di euro sul tavolo e ha installato queste serre giganti. Attualmente la produzione è di 14mila tonnellate di verdura all’anno.
A differenza delle risaie, questa coltivazione lavora al 95% per l’esportazione. Questi pomodori sono venduti fino in Russia, anche grazie alla sospensione dei diritti di dogana.

Un bel vantaggio, come spiega
Abdou Sambe, Capo delle Risorse Umane Grands Domaines du Senegal: “I diritti di dogana sono sospesi, così come altre imposizioni fiscali. Non si pagano. In questo modo i nostri prezzi sono competitivi rispetto a quelli delle altre società che operano sul mercato europeo. E’ semplice”.
Questa impresa è diventata uno dei maggiori datori di lavoro del Paese.

“2500 lavoratori, senza contare l’effetto trascinante su tutti i settori dell’economia locale: il trasporto, la ristorazione, l’habitat sociale e tutta un’altra serie di cose che hanno incrementato l’economia della regione”, aggiunge Sambe.

Il successo di questa impresa ha anche aumentato considerevolmente il volume delle attività del porto di Dakar, come ci racconta Pierre Ndiaye, Direttore Generale del Planning e delle politiche economiche: “Questo si traduce in effetti positivi su molte altre attività come il commercio, il trasporto, l’industria con lo sviluppo dell’agrobusiness. E tutto questo fa si che questo settore sia strategico e diventi una leva fortissima per il rilancio dell’economia senegalese”.

Da diversi anni il Paese sta lavorando al miglioramento della sua attrattiva agli occhi degli investitori esteri. L’accento è stato messo in particolar modo su una migliore gestione e mediazione dei conflitti commerciali e sullo sviluppo del partenariato pubblico-privato.
I costi amministrativi sono stati ridotti e numerose procedure sono state semplificate, come spiega Mountaga Sy, Ceo di Apix: “Ora si può dare vita a un’impresa in Senegal in meno di sei ore. E in più le spese amministrative sono state ridotte di due terzi.” Sy ci tiene a sottolineare quanto le procedure di istallazione di nuove imprese si siano snellite negli ultimi tempi, rendendo l’apertura di un business in Senegal decisamente più semplice: “I tempi per dotare i nuovi magazzini delle infrastrutture necessarie per funzionare sono stati ridotti notevolmente specie nel settore igienico sanitario. siamo passati da 90 giorni a meno di 40 giorni.”

Il governo senegalese ha anche voluto facilitare l’accesso al credito fondiario.
La crescita per il Senegal è dunque L’emergenza, che ha come pilastro lo sviluppo dell’agricoltura.

“Quando si parla di emergenza, si pensa soprattutto alle risorse umane. Gli uomini e le donne che lavorano, che guadagnano e che re-investono per migliorare la loro qualità di vita. Tutto questo rende interessante investire in Senegal nel settore agricolo: significa fare soldi aiutando la popolazione locale ad aumentare il proprio tenore di vita.”

E il messaggio sembra essere efficace: nel 2015 gli investitori stranieri in Senegal sono aumentati di circa 20%.

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