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Siria, colloqui a Vienna ma c'è poco ottimismo sulla transizione

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Siria, colloqui a Vienna ma c'è poco ottimismo sulla transizione

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Torna a riunirsi a Vienna il Gruppo di sostegno internazionale alla Siria. Un meeting nel quale su un punto paiono essere d’accordo tutti e 17 i membri: lo scarso ottimismo sui risultati.

L’intenzione di buona parte dei partecipanti sarebbe quella di far partire la transizione ad agosto, consolidando il cessate il fuoco in atto da febbraio, ma sempre molto fragile e portando avanti quanto negoziato in autunno nella capitale austriaca.

Ma i tentativi da parte statunitense di convincere Mosca che Bashar al Assad debba lasciare la presidenza siriana si sono rivelati, finora, inutili. Compreso l’ultimo colloquio di stamattina tra il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri Russo, Sergei Lavrov. A favore del presidente in carica si schiera anche il suo principale alleato nella regione: l’Iran.

“Questa trasformazione politica è necessaria – ha affermato il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier giungendo al vertice – perché non ci sarà futuro a lungo termine per questo Paese con Assad. Motivo per cui dobbiamo iniziare qui a Vienna, sotto l’egida delle Nazioni Unite, a negoziare su come dovrebbe essere un governo di transizione e impostare il corso di questo processo”.

Ma non è l’unico problema sul tavolo. Diverse sono le posizioni su quali forze di opposizione al regime siriano dovrebbero partecipare ai colloqui di Ginevra, con i curdi osteggiati da Turchia e Qatar, così come gli oppositori meno oltranzisti al presidente in carica.

Altri Paesi, tra i quali anche alcuni arabi, sono allarmati dalla forza di al-Nusra, affiliato siriano di al-Qaeda e da Jaysh al-Fatah, supportato dall’Arabia Saudita.

Riyad Hijab, il capo dei ribelli, ha affermato che i negoziati non riprenderanno fino a che non saranno garantiti aiuti e l’incolumità delle popolazioni di città sotto assedio.

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