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Cina, il silenzio dei 50 anni di Rivoluzione culturale

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Cina, il silenzio dei 50 anni di Rivoluzione culturale

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In Cina, la celebrazione del cinquantesimo anniversario dall’inizio della rivoluzione culturale è silenziosa. Le autorità cinesi non hanno organizzato alcun evento ufficiale per ricordare uno dei periodi piú controversi della storia recente cinese, rappresentato dai dieci anni in cui il leader comunista Mao Zedong sostenne una campagna per massacrare il progresso borghese e i suoi rivali.

Dieci anni in cui la gioventú cinese fu chiamata a ‘eliminare’ i cosiddetti nemici del governo. Questo fu un periodo caotico e omicida.

La linea ufficiale del partito sulla questione fu decisa negli anni ’80, quando venne dichiarato che quel periodo faceva parte di quel 30 per cento di errori di cui Mao Zedong fu ritenuto responsabile, quando era leader della Cina. La Rivoluzione fu una tragedia. Fine della discussione.

Dall’inizio della Rivoluzone culturale, il piccolo libro rosso delle citazioni di Mao divenne la Bibbia dei giovani. Egli diede loro licenza di sopprimere i cosiddetti quattro “olds” o nemici della cultura cinese: costumi, abitudini, cultura e pensiero.

Scuole e templi furono distrutti. I bambini massacrati con genitori e insegnanti. Due generazioni di intellettuali furono sacrificati e 36 milioni furono le persone perseguitate. Migliaia furono picchiate a morte o spinte al suicidio.

I giovani fanatici avevano tra i 14 e i 30 anni, e diventarono Guardie Rosse alle spese dal regime. Zhao Shunli era una di loro. Aveva appena 13 anni quando inizió la Rivoluzione. Tutto oggi è messo a tacere, ma lui mette in guardia dalle false nostalgie.

Zhao Shunli, Guardia Rossa : “Trent’anni dopo le riforme, tutto è risultato essere sbagliato. Le riforme non hanno portato alcun beneficio al nostro paese, alla nostra vita, non hanno portato alcuno sviluppo alla nostra economia e alla nostra industria”.

Ma, per chi ammira Mao, l’ideologia della Rivoluzione culturale, proletaria, era fondamentale e giusta.

Zhang Lifan, scrittore e storico : “Le persone che sono nostalgiche, di solito sono anziani, ex operai e funzionari dall’era di Mao che hanno vissuto la Rivoluzione culturale. C‘è un detto cinese che dice: “Ti fidi ancora di colui che ti ha già fregato.” Questa è la situazione oggi, perché la società attuale è molto instabile. L’iniqua distribuzione della ricchezza rende la gente infelice e questo la spinge a ritrovare Mao Zedong.”

A Chengdu, nel sud del Paese c‘è un museo dedicato al decennio sanguinoso. È l’unico posto in cui è ancora possibile entrare a diretto contatto con questo periodo storico. I giovani che vengono qui, sono relativamente ignoranti su ciò che è accaduto durante i 10 anni e non immaginano che tutto potrebbe accadere di nuovo.

«Un tipo di rivoluzione cosí sbagliata non si ripeterà più – dice uno studente -. Credo che il nostro partito, il nostro paese e la nostra leadership non formuleranno mai piú linee guida del genere, mai piú. »

Nessuno dei principali quotidiani cinesi lunedí ha menzionato la Rivoluzione culturale.

Per il partito è meglio che vi sia questa amnesia collettiva piuttosto che riemerga un passato tanto travagliato. Inoltre, condannare Mao sarebbe impensabile, perchè potrebbe minare la legittimità del partito. Per qualche tempo il culto della personalità è riemerso anche addosso all’attuale leader cinese Xi Jinping, lui stesso vittima della purga.

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