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"Un medico rischia fino a quattro anni di carcere se esegue un aborto"

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"Un medico rischia fino a quattro anni di carcere se esegue un aborto"

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Sophie Claudet: Valérie, sei appena tornata da Malta. Abbiamo visto nel tuo reportage quanto sia difficile laggiù parlare di aborto. Come sei riuscita a convincere le donne che hanno avuto quest’esperienza a parlartene?

Valérie Gauriat: Già, non è stato affatto facile, ci sono volute molte rassicurazioni, molte conversazioni per telefono, per email, via Facebook. Avevano molta paura di parlare. Naturalmente è difficile per qualunque donna parlare di un aborto, legale o meno che sia. La prima cosa che abbiamo dovuto fare è stato impegnarci per iscritto a non rivelare la loro identità, e questo le ha rassicurate.
Al tempo stesso volevano parlare, volevano condividere la loro esperienza, e il fatto che io fossi una giornalista straniera di un canale internazionale ha reso la cosa più facile. Paradossalmente potevano raccontare al mondo un’esperienza di cui non hanno potuto parlare nemmeno con la madre o con una sorella.

Sophie Claudet: Vuoi dire che per alcune di loro era la prima volta che parlavano apertamente della loro esperienza?

Valérie Gauriat: Esatto. La donna che ci ha raccontato di avere abortito dopo i quarant’anni non l’ha detto a nessuno. C’era un’altra donna con cui eravamo in contatto che vive all’estero e che non appare nel reportage. Anche lei ha accettato di parlare con noi, a condizione di rispettarne l’anonimato perché il suo compagno non sa nulla.

Sophie Claudet: E che cosa ci dici della dottoressa che hai intervistato? Non è nemmeno una ginecologa, eppure non ha voluto apparire in camera. Come mai?

Valérie Gauriat: No, non è una ginecologa, ma ci ha spiegato che anche solo parlare di aborto in una maniera che implica l’essere a favore di un allentamento del divieto sarebbe pericoloso per lei. Potrebbe perdere la licenza e, nel migliore dei casi, potrebbe perdere la reputazione e i suoi clienti.

Sophie Claudet: E interrompere una gravidanza o anche solo esprimersi a favore comporta una sanzione.

Valérie Gauriat: Sì, un medico rischia fino a quattro anni di carcere se esegue un aborto, e anche consigliare le donne o assisterle in qualunque modo per un professionista del settore medico comporta sanzioni.

Sophie Claudet: Considerato che le donne devono portare a termine la loro gravidanza, a causa del bando totale sull’aborto, sono sottoposte comunque a esami prenatali?

Valérie Gauriat: Naturalmente. Malta è un paese molto sviluppato, e dispone di tutti i normali test di cui dispone qualunque altro paese: ecografia, amniocentesi, e così via. Però mi è stato detto che in alcuni casi non si preoccupano nemmeno di farli per via del divieto di abortire, oppure perché è un’idea che va al di là delle loro credenze e della loro comprensione.

Sophie Claudet: Valérie, l’impossibilità di abortire implica una maggiore incidenza di malformazioni congenite rispetto ad altri paesi europei?

Valérie Gauriat: È quello che indicano le cifre ufficiali. Si riscontra la più alta incidenza in tutta l’Unione europea di quelli che sono chiamati difetti del tubo neurale. E Malta è seconda per la sindrome di Down, subito dopo l’Irlanda e prima della Polonia, cioè i paesi dove le leggi sull’aborto sono le più restrittive. Dalle ricerche peraltro è emerso un legame diretto fra la proibizione dell’aborto e gli alti tassi di malformazioni congenite.

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