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Petizione anti-tacchi: 120.000 firme, il Parlamento britannico se ne dovrà occupare

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Petizione anti-tacchi: 120.000 firme, il Parlamento britannico se ne dovrà occupare

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Ce l’ha fatta, a portare i tacchi in Parlamento: Nicola Thorp ha raccolto oltre 120.000 firme, e ha largamente superato la soglia necessaria ad aprire un dibattito nel Parlamento britannico. La donna era stata assunta con un contratto interinale da receptionist in una prestigiosa azienda londinese, che l’aveva però poi prontamente licenziata in quanto si era presentata con delle scarpe basse.

“I datori di lavoro possono imporre un codice di abbigliamento diverso per uomini e donne, e mi può andare bene finché non viene favorito uno dei sessi. Il punto qui è che imporre i tacchi alti alle donne significa favorire gli uomini, perché le loro calzature non hanno conseguenze sulla postura e sulla capacità di movimento”, dice l’ex dipendente, che ha quindi avviato una petizione meno di una settimana fa, per chiedere al Parlamento di vietare alle aziende l’imposizione di tacchi per le lavoratrici.

“La legge in situazioni di questo tipo non può prevedere tutte le eventualità – dice un’esperta di diritto del lavoro -: la società cambia e si evolve continuamente, sta ai giudici interpretare la legge in modo compatibile con i tempi”.

La Thorp ai giudici ha invece preferito un dibattito pubblico, e ora il Parlamento se ne dovrà occupare. E benché sia estremamente improbabile un’iniziativa legislativa, il fatto stesso che i deputati ne debbano discutere è un passo in avanti. Con i tacchi o senza.

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