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Migranti. Scontro Ue-Turchia su legge anti-terrorismo e sblocco dei visti

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Migranti. Scontro Ue-Turchia su legge anti-terrorismo e sblocco dei visti

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Tutti i nodi vengono al pettine. L’accordo sui migranti del 18 marzo tra Unione Europea e Turchia rischia di restare sulla carta davanti allo stallo causato dalla legge anti-terrorismo di Ankara.

Dopo il vertice con il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, il Ministro turco per gli Affari Europei Volkan Bozkir ha detto: “Modificare la legge anti-terrorismo è assolutamente impossibile, senza contare il fatto che è una legge adeguata agli standard europei”.

Sono misure controverse che l’Europa considera invece liberticide. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ribadito proprio ieri l’auspicio che l’Europa avanzi rapidamente sulla questione dei visti.

L’estensione per i cittadini turchi era già prevista per ottobre e teoricamente dovrebbe essere anticipata all’estate. Ma senza una modifica delle misure anti-terrorismo Bruxelles non è disposta a sbloccare le procedure per la Turchia.

“L’interpretazione di questa legge si spinge tanto in là da farci ritenere che alcune delle misure non riguardino tanto la lotta al terrorismo quanto piuttosto la libertà d’espressione e la libertà della stampa” ha detto Martin Schulz, senza dissimulare le critiche nei confronti di Ankara.

L’Europa chiede ad Ankara di rispettare diversi criteri per ottenere la liberalizzazione dei visti: misure anti-corruzione, protezione dei dati personali, un accordo sulla lotta al crimine organizzato, un accordo di cooperazione con Europol. E appunto la riforma della legge anti-terrorismo.

Sino ad allora l’intesa sulla gestione dei flussi migratori sarà lettera morta. In base a quell’intesa, la Turchia si è impegnata a bloccare le partenze di migranti verso la cosiddetta rotta dei Balcani, che dalla Grecia arriva alla Slovenia e poi verso Austria e Germania. Ankara ha poi sottoscritto l’impegno ad “accogliere” un migrante respinto dall’Europa per ogni richiedente asilo inviato verso i Ventotto per vie legali.

Si tratta di un accordo fortemente criticato dalle associazioni per il rispetto dei diritti umani secondo le quali l’Europa contravviene in questo modo alla convenzione di Ginevra sui rifugiati: i migranti vengono letteralmente deportati verso un Paese terzo, la Turchia, nel quale i diritti dei rifugiati non sono garantiti.

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