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Il Brasile di Michel Temer

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Il Brasile di Michel Temer

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Vissuto all’ombra di Dilma Rousseff dal 2011, Michel Temer emerge ora come protagonista. La sostituirà durante il processo per il suo impeachment e potrà dirigere il Brasile fino alla fine del mandato a dicembre 2018.

Quasi sconosciuto ai brasiliani fino a poco fa, se si fosse presentato alle elezioni avrebbe raccolto solo il 2% dei consensi.

Temer si è a lungo preparato a questo momento, che aveva atteso pazientemente.

“Aspetterò con calma e rispettosamente la decisione del Senato”, aveva detto. “È il Senato che ha l’ultima parola sull’argomento, quindi sarebbe inappropriato per me dire alcunché prima che il Senato abbia raggiunto la decisione.”

Ma intanto, secondo molti, preparava già il suo governo, progettando di ridurre i ministeri da 32 a 22, per mostrare la volontà di mettere ordine nei conti pubblici del Brasile, la cui economia attraversa la peggiore recessione dagli anni Trenta.

Prevedibilmente (più o meno come nel 2015) il PIL si ridurrà ancora del 3,9% quest’anno; l’inflazione è vicina al 10%, il tasso d’interesse è al 14,25% e il deficit si è più che triplicato in 2 anni, mentre il pagamento degli interessi sull’enorme debito brasiliano impedisce la ripresa.

Ogni mese 100 mila posti di lavoro vengono cancellati. Per risollevare l’economia Temer prepara un pacchetto di misure liberali impopolari, tra cui tagli di bilancio, una riforma del sistema pensionistico e della legge sul lavoro e privatizzazioni.

“La situazione economica in Brasile ha molti fattori – spiega il Prof. Michael Freitas Mohallem, della Fondazione Getulio Vargas – e l’aspettativa è che la recessione continuerà per qualche tempo, qualche anno. Nessuna misura può risolvere il problema immediatamente, chiunque sia al governo.”

Sul futuro politico del Brasile pesa ancora l’enorme scandalo di corruzione legato a Petrobras, dagli sviluppi giudiziari imprevedibili e che coinvolge anche il partito di Temer ai più alti livelli.

Questi mesi di stallo hanno inoltre ostacolato il lancio della campagna per attrarre turisti alle Olimpiadi. Anziché ai Giochi, oggi l’mmagine del Brasile è associata a scandali e al rischio di instabilità.

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