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Cina, per l'Europarlamento non è ancora un'economia di mercato

Redazione di Bruxelles

Cina, per l'Europarlamento non è ancora un'economia di mercato

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Continua questa volta a Strasburgo la protesta degli operai del siderurgico europeo. Con l’avvicinarsi dell’11 dicembre prossimo, quando la Cina potrebbe vedersi riconoscere lo status di economia di mercato, in migliaia in Europa temono di perdere il lavoro.

“La Cina produce acciaio grazie ai sussidi pubblici, lo fa a costi molto più bassi del normale mercato e senza alcuna considerazione per l’ambiente o per la sicurezza degli operai” dichiara a Euronews un operaio tedesco.

La manifestazione, tenutasi nei pressi della sede dell’Europarlamento, è stata organizzata in concomitanza con un dibattito tra gli eurodeputati su come organizzare la reazione economica europea. Tutti concordano su un punto, l’economia cinese non si basa sul mercato. Come chiarisce il deputato belga dei verdi Philippe Lamberts:“Basta guardare cosa accade nel settore dell’acciaio. Pechino decide di chiudere uno stabilimento e lo chiude. Non è un’economia di mercato, non sono le forze del mercato a guidare l’economia europea”.

Diventata membro dell’Organizzazione mondiale del Commercio nel 2001, la Cina è ancora oggi considerata un’economia di transizione. Dove costi e prezzi sono influenzati dallo Stato. Caratteristica che permanendo anche in futuro, potrebbe generare una concorrenza sleale per le aziende europee. Con effetti drammatici su posti di lavoro e Pil.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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