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Prima sparare, poi negoziare. La Corea del Nord e la diplomazia del nucleare

I test missilistici per guadagnare peso in vista di negoziati con l'Occidente. Pyongyang prosgue nei test (e mette in imbarazzo la Cina)

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Prima sparare, poi negoziare. La Corea del Nord e la diplomazia del nucleare

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Avanti con i test missilistici, per guadagnare peso in vista di un eventuale negoziato sul suo programma nucleare. Questa la strategia che sembra ispirare la Corea del Nord nei sempre più frequenti lanci, con cui continua a sfidare la comunità internazionale. Il tentativo di oggi era stato preceduto appena sabato da un altro, meno fallimentare, da un sottomarino.

Point of view

Non permetteremo né guerra, né disordine in Corea del Nord. Non gioverebbero a nessuno


L’imbarazzo di Pechino, stretta tra esigenze di pace e interessi commerciali

Una strategia che non manca di mettere in imbarazzo la Cina, principale alleato e partner economico di Pyongyang. La conferma sembra arrivare dalle parole pronunciate proprio oggi dal presidente Xi Jinping a una platea di delegazioni asiatiche. “In quanto vicini della Corea del Nord – ha detto -, non permetteremo né la guerra, né il disordine, perché non gioverebbero a nessuno”.


Pyongyang e i test nucleari: “Colpa degli Stati Uniti”

L’escalation di tensioni ha subito un’ulteriore accelerazione da quando, a gennaio, la Corea del Nord ha condotto il suo quarto test nucleare. Una replica necessaria – dicono da Pyongyang – alla “politica ostile” degli Stati Uniti.

Per porre fine ai suoi test nucleari, la Corea del Nord reclama la cessazione delle esercitazioni militari congiunte che ogni anno impegnano Stati Uniti e Corea del Sud. Una richiesta che Washington è ben lontana dal voler soddisfare.


Il Congresso del Partito: biglietto da visita e trampolino per un regime in difficoltà

Tanto più che il 6 maggio si terrà il primo Congresso del Partito dei lavoratori nordcoreano da 36 anni a questa parte. Un evento al quale il regime potrebbe volersi presentare sfoggiando un nuovo test militare e mirando a restituire lustro a un partito che sembra ormai faticare a sedurre.

“La sua attrattiva è sensibilmente diminuita – racconta Seo Jae-pyoung, un suo ex membro, poi fuggito all’estero -. Numerosi esponenti del Partito sono stati fatti morire di fame, all’epoca della grande carestia di metà degli anni ’90 e oggi molti di loro dicono che entrare nel Partito non basta. Che per sopravvivere bisogna trovarsi da guadagnare”.

Pechino e il rebus delle sanzioni a Pyongyang

Tra le decisioni attese dall’imminente Congresso del Partito c‘è il varo di una politica che sposi la prosecuzione del programma nucleare al rilancio economico di cui il Paese ha disperatamente bisogno. Le sanzioni internazionali che pesano sulla Corea del Nord rendono però questo programma particolarmente ambizioso.

La flebile crescita economica in cui è riuscita Pyongyang è in buona parte dovuta ai suoi scambi con Pechino. Un legame che mette la Cina nella scomoda posizione di paciere regionale, al contempo interessato a evitare che una piena applicazione delle sanzioni metta in ginocchio il suo partner commerciale. A paralizzare Pechino è però ancora di più lo spauracchio di un collasso del regime di Pyongyang, che porterebbe a un probabile assorbimento della Corea del Nord da parte di quella del Sud, alleata agli Stati Uniti.