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Il mondo secondo Donald Trump. Il suo primo vero discorso di politica estera


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Il mondo secondo Donald Trump. Il suo primo vero discorso di politica estera

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Prima l’America, intesa come Stati uniti.

Da Washigton, per Donald Trump è il momento del primo vero discorso di politica estera.

Dopo le vittorie nell’ultimo Super tuesday, il miliardario che nessuno voleva al Partito repubblicano vede profilarsi l’investitura e dunque comincia a parlare da candidato in pectore:

La mia politica estera metterà sempre gli interessi del popolo americano e della sicurezza americana sopra a tutto. Questo deve essere il punto di partenza. E questo sarà il fondamento di ogni decisione che prenderò.

Come sempre non usa giri di parole Trump, definendo un disastro l’azione della Casa bianca, ad esempio in Medioriente:

Siamo andati da uno sbaglio all’altro, dall’Iraq, all’Egitto, dalla Libia all’insabbiamento del Presidente Obama in Siria. Ognuna di queste azioni ha contribuito a far precipitare la regione nel caos, dando all’Isil lo spazio per prosperare. Molto male.

Per Trump anche la Nato è ormai superata.

Una serie di picche che, se dirette nominalmente all’attuale presidente, hanno come vero obiettivo la sfidante democratica più accreditata Hillary Clinton, che, da ex Segretaria di stato, è stata a lungo protagonista della politica estera di Obama e si avvia, seppur lentamente, ad ottenere la nomination democratica.

Anzi, nel suo affondo finale, Trump l’ha presa ancora più larga, facendo risalire il declino statunitense alle scelte fatte nel corso dei due mandati di Bill Clinton, marito di Hillary.

Donald Trump ha definito così la linea cui intende attenersi: sostituire l’ideologia con la strategia e il caos con la pace.

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