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Chernobyl 30 anni dopo. Vittime e liquidatori ricordati come eroi di guerra

Numerose le commemorazioni in Ucraina. Il presidente Poroshenko: "Centinaia di migliaia le vittime e i menomati dalle radiazioni"

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Chernobyl 30 anni dopo. Vittime e liquidatori ricordati come eroi di guerra

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Dolore, frustrazione e rabbia hanno accompagnato le numerose commemorazioni con cui l’Ucraina ha ricordato i 30 anni dalla catastrofe di Chernobyl, il peggiore incidente nella storia del nucleare civile.

Point of view

I liquidatori come gli eroi di guerra: hanno servito la Patria, andando incontro alla morte

Era l’1:23 del 26 aprile 1986, quando una serie di negligenze e grossolani errori durante un test di sicurezza provocò un’esplosione nel reattore numero 4, che liberò una nube radioattiva, poi spinta dai venti nei cieli di diversi paesi occidentali. Nel silenzio assoluto di Mosca, che aveva imposto il segreto sull’accaduto, primo paese a rivelare l’accaduto al mondo fu la Svezia.

I morti accertati furono una cinquantina. Molte di più, ma molto più difficili da conteggiare, le persone nel corso degli anni uccise dall’esposizione alle radiazioni. Paesi più toccati furono Ucraina, Bielorussia e Russia, che nel complesso catalizzarono oltre il 60% delle contaminazioni. In quantità minori, se ne registrarono anche in Germania, Francia, Italia, Austria e Svizzera. In Irlanda caddero piogge radioattive.

Lo speciale dedicato dall’ANSA ai 30 anni dalla catastrofe di Chernobyl


“Centinaia di migliaia le persone uccise o menomate dalle radiazioni”

“Medicina e statistiche non possono ancora dirci con esattezza quante siano le vittime – ha detto il presidente ucraino Poroshenko, alla commemorazione organizzata a Chernobyl -. Considerando però anche gli effetti collaterali, tra morti e persone rimaste menomate dalla malattia, le cifre sono nell’ordine delle centinaia di migliaia”.


Mitino: al cimitero di Mosca un monumeto ai liquidatori

Oltre mezzo milione i soccorritori, negli anni intervenuti per bonificare il luogo dell’esplosione. A ricordarli, una cerimonia al cimitero Mitino della capitale russa, durante la quale il Patriarca di Mosca Cirillo I li ha paragonati a soldati caduti in battaglia. “Ai tempi della guerra – ha detto -, si difendeva la Patria senza preoccuparsi della propria vita. Allo stesso modo, gli eroi di Chernobyl non si sono curati dei rischi che correvano e non hanno esitato ad andare incontro alla morte”.

Proprio al cimitero Mitino di Mosca, i cosiddetti “liquidatori” sono ricordati da un monumento che raffigura una persona con le braccia levate, nell’atto di arginare un fungo atomico. Nello stesso luogo, una trentina di loro sono sepolti sotto una lastra di cemento, volta a contenere le radiazioni di cui sono impregnati i loro corpi.

Il disastro di Chernobyl in pillole: un’interessante scheda di Greenpeace

Le cifre di Chernobyl nel rapporto stilato nel 2008 dalle Nazioni Unite

Secondo un rapporto stilato nel 2005 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i morti da mettere sul conto dell’esposizione alle radiazioni di Chernobyl sarebbero 4.000. Più di 20 volte tanti, invece, secondo Greenpeace.

Pripiat, la Pompei sovietica

Pripiat si trova a 5 km appena da Chernobyl. La mattina del 26 aprile 1986 i suoi 50.000 abitanti si alzarono come in qualsiasi altro giorno della loro vita. Nessuno li aveva informati di cosa fosse accaduto poche ore prima. Poi cominciarono a lamentare una tosse incontrollabile, nausee e forti mal di testa. Il giorno dopo le autorità sovietiche cominciarono a evacuare la popolazione. Per non destare allarme, dissero però a tutti che tre giorni dopo sarebbero potuti tornare nelle loro case. Non lo hanno mai fatto e non lo faranno mai, perché fra 24.000 anni, l’intensità del plutonio che la contamina sarà ridotta solo della metà. Pripiat è da allora una città fantasma, ma il business è cieco e tour operator ucraini propongono visite guidate tra gli scheletri di quella che l’emittente radiofonica France Info ha battezzato una “Pompei sovietica”.