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TTIP, la trattativa a porte chiuse che preoccupa i cittadini

Solo il 17% dei tedeschi e il 15% degli cittadini statunitensi pensa si tratti di un fatto positivo, nel 2014 erano il 50%, secondo un sondaggio della Fondazione Bertelsmann.

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TTIP, la trattativa a porte chiuse che preoccupa i cittadini

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Sulla Zona transatlantica di libero scambio o TTIP i negoziati tra gli Stati Uniti e l’Unione europea sono in corso dal 2013. L’ipotesi suscita con l’andare del tempo una crescente disapprovazione da parte della società civile dei paesi delle due coste dell’Atlantico.

Solo il 17% dei tedeschi e il 15% degli cittadini statunitensi pensa si tratti di un fatto positivo, nel 2014 erano il 50%, secondo un sondaggio della Fondazione Bertelsmann.

La principale ragione di questa sfiducia sta nell’opacità con cui si svolgono i negoziati, condotti “a porte chiuse” tra esperti. Il dodicesimo round ha avuto luogo a Bruxelles in seno alla Commissione europea, il 22 febbraio 2016, ma il contenuto resterà segreto finche non verrà raggiunto l’accordo tra le parti.

Si sa solamente che è in ballo l’abolizione dei dazi doganali e che i settori maggiormente interessati saranno l’agroalimentare e il mercato dell’automobile. Si parla inoltre di un’armonizzazione delle norme per facilitare il commercio transatlantico, alleggerendo ad esempio, nel caso dell’automobile, i controlli di sicurezza.

L’apertura dei mercati presenta inoltre molte criticità vista la necessità di pervenire ad armonizzare le rispettive regole così da permettere alle aziende di entrare in concorrenza anche negli appalti pubblici. Visto che ad esempio negli Stati Uniti ciò riguarda non solo l’ambito federale ma anche quello dei singoli Stati.

Uno dei temi più dibattuti riguarda la regolamentazione dei rapporti tra gli Stati e le aziende, in questo nuovo contesto queste ultime avranno la possibilità di citare in giudizio gli Stati, nel caso in cui considerino lesi i propri interessi. Il centro internazionale per la soluzione delle contese relative agli investimenti dipende dalla Banca Mondiale, la cui sede è a Washington.

Un altro tema delicato è la ratifica del trattato. Per quel che riguarda l’Europa sarà compito del Parlamento europeo, i parlamenti nazionali saranno coinvolti solo nel caso in cui la materia non sia puramente commerciale.