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Obama convinto: Regno Unito più forte se sta nell'Unione Europea

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Obama convinto: Regno Unito più forte se sta nell'Unione Europea

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Non era neanche giunto a Londra che, dalle colonne del Daily Telegraph, Barack Obama aveva detto la sua sulla Brexit. Scatenando le repliche del fronte del “sì”. Pur dicendo di non voler manipolare il voto, il presidente americano non si è tirato indietro sull’ipotesi dell’uscita britannica dall’Unione Europea.

“Gli Stati Uniti – ha detto nella conferenza stampa seguita all’incontro con David Cameron -vogliono un Regno Unito forte come partner. E il Regno Unito è al suo meglio quando aiuta a guidare un’Europa forte. Come ho scritto nell’editoriale di stamattina, non credo che l’Unione Europea mortifichi l’influenza britannica nel mondo. La amplifica”.

“Sono veramente orgoglioso – ha detto dal canto suo il premier britannico – di avere avuto l’opportunità di stare fuori alla Casa Bianca ad ascoltare quest’uomo, il mio amico Barack, dire che la relazione speciale tra i nostri Paesi non è mai stata più forte. Ma non mi sono mai sentito costretto, in alcun modo, a stringere questa relazione perché siamo nell’Unione Europea”.

Cameron prudente, ma sostiene che è doveroso tener conto dei consigli dell’amico Obama. Al contrario del collega di partito e sindaco di Londra Boris Johnson, che ha accusato il presidente americano di avercela con il Regno Unito perché “mezzo keniano”.

Una polemica rimasta fuori dal castello di Winsdor, dove, assieme a Michelle, il numero uno della Casa Bianca ha festeggiato a pranzo i 90 anni di Elisabetta, compiuti giovedì. Serata dedicata, invece, al principe William e alla consorte Kate.

Obama ha chiarito che i motivi per i quali gli Stati Uniti preferiscono che il Regno Unito rimanga nell’Unione Europea sono innanzitutto economici, perché un’uscita potrebbe compromettere l’interscambio tra i due Paesi e, secondo il presidente americano, anche la solidità stessa della crescita nel Regno Unito.

Ma ci sono anche motivi geopolitici. Obama teme che si inneschi un meccanismo che porti a un indebolimento dell’Europa nella capacità di combattere il terrorismo, nemico comune sulle due sponde dell’Atlantico.

Dei progressi fatti in Libia, di quelli ancora da fare in Siria e Iraq si è parlato nell’incontro tra i due e nella conferenza che ne è seguita. Così come degli altri temi sul tavolo della politica internazionale, tra i quali l’Ucraina.

I due leader hanno parlato anche della necessità di unire gli sforzi per combattere il virus zika, così come era stato fatto con l’ebola. E dell’impegno per “rimuovere” le macerie della crisi, rilanciando la crescita globale da due Paesi che, in questo momento, si mostrano tra i più solidi.

Davanti ai giornalisti c‘è stato anche il tempo per argomenti più “leggeri” che paiono testimoniare un solido legame tra il travagliato (a causa dei Panama Papers:http://it.euronews.com/2016/04/08/quanto-costera-a-cameron-lo-scandalo-dei-panama-papers/) premier britannico e il presidente americano, vicino alla fine del suo mandato: le preferenze “patriottiche” per le birre, e gli “scambi” sportivi, dalla pallacanestro al ping pong.