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"Battere l'ISIL significa anzitutto sconfiggerne cause e messaggio"


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"Battere l'ISIL significa anzitutto sconfiggerne cause e messaggio"

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Battere il sedicente Stato Islamico è possibile, ma è necessario uno sforzo organico che intervenga su più fronti e livelli. Ospite di euronews, l’ex coordinatore della coalizione a guida statunitense contro l’ISIL, fa il punto su traguardi e strategie nella lotta al fenomeno jihadista. “La vera sfida – ci dice il generale John Allen dal Globsec, il Global Security Forum di Bratislava – non sarà vincerlo sul campo, ma vincerlo sul piano della comunicazione. La loro forza deriva da un messaggio molto potente e da cause di frustrazione che vanno sradicate nei paesi d’origine”.

Cellule periferiche e rischio di un’estensione globale


Isabelle Kumar, euronews “I successi dell’ISIL che impressione le suggeriscono? Che questa lotta ci impegnerà sul lungo termine?”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“Dobbiamo farlo. Vorrei però chiarire che vi sono aree in cui il sedicente Stato Islamico non sta affatto avanzando e sta invece incassando perdite significative. Rispetto a un anno e mezzo fa, la differenza è che ha cominciato a radicarsi in una serie di quelli che chiamano ‘wilayats’, delle ‘provincie satellite’ disseminate in una vasta area che spazia dal nord Africa all’Asia sudorientale. Si tratta di un’evoluzione allarmante che dobbiamo seguire da vicino e che dovremo probabilmente affrontare su scala regionale. La vera sfida credo però che sarà rappresentata dalla rete globale, che collega queste provincie con le roccaforti dell’ISIL in Iraq e in Siria. È soprattutto questo che dovremo monitorare con attenzione”.

L’ISIL al contrattacco: colpire l’Occidente per spaccare la coalizione


Isabelle Kumar, euronews “A un’intensificazione dell’offensiva contro Siria e Iraq, dove si trovano le loro roccaforti, l’ISIL replicherebbe affidando il contrattacco alle sue cellule in giro per il mondo, come di recente accaduto in Europa?”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“È ciò a cui stiamo già assistendo oggi: più li mettiamo sotto pressione, più cercano di allentare questa pressione, attaccando altrove. Gli attentati in in Europa occidentale, per esempio, mirano a seminare il terrore fra i paesi della coalizione. L’obiettivo è spaccare il fronte che li combatte, o quantomeno alimentare tensioni. Dobbiamo attenderci a simili reazioni e questa è una ragione in più per comprendere il funzionamento della loro rete globale”.



Gli jihadisti si radicano nei paesi in cui fiutano falle nell’antiterrorismo


Isabelle Kumar, euronews “Guardando alla Siria e all’Iraq non si può fare a meno di pensare che gli jihadisti abbiano trovato un terreno fertile nel vuoto di potere. Le sembra una coincidenza il fatto che in Europa alcune delle loro cellule più attive e radicate siano state individuate proprio a Bruxelles, in Belgio, un paese che pure, in qualche modo, si sta mostrando in difficoltà?”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“Più che vuoto di potere, lo chiamerei altrimenti. Direi piuttosto che tra i paesi della coalizione, questi terroristi cercano di individuare quelli che presentano dei punti deboli: che si tratti di falle organizzative, nell’intelligence, nella risposta legislativa o nella lotta al terrorismo, una volta trovato un contesto a loro favorevole, scelgono quel paese per impiantarvi delle cellule locali incaricate di pianificare e, potenzialmente, anche organizzare degli attentati”.



Per battere l’ISIL necessaria un’offensiva organica: contro centri del potere, cellule all’estero e rete internazionale


Isabelle Kumar, euronews “Ragionando in termini di strategie di guerra tradizionali, se un’imponente offensiva venisse sferrata contro l’ISIL, a suo avviso ciò che impatto avrebbe sulla rete di cui gli jihadisti dispongono all’estero, la rete globale di cui parlava?”

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL

“Un’offensiva che volesse essere decisiva non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulle roccaforti in Iraq e in Siria. Un’offensiva decisiva dovrebbe colpire anche il network internazionale e tagliare i ponti con le cellule dell’ISIL nel mondo, in modo da mettere contemporaneamente sotto pressione il complesso dell’organizzazione: il cuore del potere, le sue basi periferiche e la rete jihadista internazionale”.


Isabelle Kumar, euronews

“Come riuscirci, però? Guardando al network di cui dispongono ci si rende conto che questi gruppi sono
riusciti a infiltrarsi e ad operare sfuggendo a ogni controllo. Si ha a che fare con un nemico spesso invisibile”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“Al momento l’impressione è questa. La nostra intelligence sta però lavorando in sinergia
con i suoi uomini sul terreno per comprendere i dettagli di questo processo. Sembra che siano invisibili. E sembra che siano ovunque. La verità è tuttavia che, con un adeguato lavoro di intelligence, possiamo sia scovarli, sia individuare i loro punti deboli e le strategie per colpirli in maniera efficace. L’impegno globale di cui parlava lei poco fa consiste proprio in un impegno infaticabile per scardinare il network di cui dispongono, per fare in modo che siano loro a passare alla difensiva, e non noi. È un processo già in corso. Va fatto un lavoro di intelligence sulla loro rete internazionale, ma questo è un fronte che si è aperto solo di recente”.


Isabelle Kumar, euronews “La nostra risposta sembra però piuttosto lenta…”

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“Direi semplicemente che l’approccio organizzativo da adottare deve mirare all’individuazione dei punti deboli dell’ISIL: nelle procedure, nel coordinamento fra i vari gruppi…”.



“L’offensiva contro l’ISIL deve ancora iniziare. Ora si raccolgono informazioni sulla rete jihadista


Isabelle Kumar, euronews “È soddisfatto dell’attuale offensiva?”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“Non siamo ancora passati alla fase dell’offensiva. Ciò che serve, ora, è strutturare il lavoro in maniera organica: scambiare le informazioni importanti – operando in sinergia con apparati di sicurezza, polizia e antiterrorismo dei paesi coinvolti – ci permetterà di mantenere la rete jihadista sotto una pressione costante. È fondamentale e proprio ora ci si sta lavorando”.


Isabelle Kumar, euronews “Quando coordinava la coalizione, era frustrato dalle carenze nello scambio delle informazioni?”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“Non direi che mi hanno frustrato. Ero però consapevole del fatto che dovessimo fare di più. E credo che questo processo sia ormai avviato”.


Isabelle Kumar, euronews “Le erano stati forniti gli strumenti necessari, dal Presidente Obama, per operare come avrebbe voluto?”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“Sì, ma la comprensione della retejihadista è iniziata più tardi. La sua struttura ha cominciato ad apparirci più chiara proprio quando ho lasciato il mio incarico. Per il resto ero soddisfatto dei mezzi a disposizione”.

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Niente successo, senza lotta sul lungo termine. Anche alle cause del radicamento jihadista


Isabelle Kumar, euronews “Abbiamo visto che con i taliban si è cercato di negoziare. Ritiene che ci sia un margine per fare lo stesso con il sedicente Stato Islamico?”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“Non credo. Sono costantemente all’attacco dell’Occidente, è un elemento chiave della loro stessa dottrina”.


Isabelle Kumar, euronews “Ha parlato della necessità di un’offensiva contemporanea contro basi, rete e cellule internazionali dell’ISIL. Viste le scarse probabilità che ciò possa avvenire, almeno nel breve termine, cosa suggerirebbe ai vertici militari?”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“L’ISIL è un fenomeno che non si è affermato, e che non scomparirà,dall’oggi al domani. Molte delle ragioni che gli hanno permesso di radicarsi risiedono in una profonda insoddisfazione che ha portato migliaia di persone a cercare rifugio in un gruppo estremista. All’azione di contrasto va quindi affiancato un lavoro sulle cause che in questi paesi hanno portato all’alienazione di una così ampia fetta della popolazione. La soluzione è chiaramente nel lungo termine. Dobbiamo prenderne coscienza e adottare un approccio organico, che intervenga sia sui fattori soggiacenti, che tramite le operazioni di difesa e contrasto”



Battere l’ISIL significa anzitutto sconfiggerne il messaggio


Isabelle Kumar, euronews “È ottimista sulla possibilità di battere Daesh?”.

Generale John Allen, ex coordinatore della coalizione contro l’ISIL
“Credo proprio di sì. Più che batterlo sul campo, la vera sfida è batterlo sul piano della comunicazione. La loro forza risiede in un messaggio molto potente. Nel primo anno e mezzo della coalizione abbiamo lavorato sodo per contrastarlo. Gli sforzi credo quindi che vadano ora rivolti soprattutto allo sradicamento delle cause che hanno permesso l’affermazione di Daesh, da una parte, e al contrasto del suo messaggio, dall’altra. Se riusciremo in questo, Daesh sarà battuto”.

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