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Vicina la fine per la prima donna brasiliana

Prima donna presidente del Brasile, Dilma Roussef è poco conosciuta nel 2011 quando è eletta alla più alta carica del Paese, fino a quel momento non

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Vicina la fine per la prima donna brasiliana

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Prima donna presidente del Brasile, Dilma Roussef è poco conosciuta nel 2011 quando è eletta alla più alta carica del Paese, fino a quel momento non aveva ancora ricoperto incarichi elettivi.

Figlia di un immigrato bulgaro e di una brasiliana, Dilma frequenta scuole private cattoliche, in seguito alla sua adesione alla guerriglia- che si batte contro la dittatura- viene arrestata e torturata.
Negli anni Settanta, sposa un membro del movimento guerrigliero e intanto si laurea in Economia.

Adesrisce al Partito dei Lavoratori all’inizio degli anni Duemila, dove fa carriera come tecnico.

Dal carattere spigoloso, si fa apprezzare dal segretario Lula da Silva, che la nomina ministro dell’Energia del suo primo governo nel 2003 e poi sottosegretario di Stato. E ne diventa il naturale candidato alla successione.

Il suo primo mandato si svolge in pieno declino economico del Brasile, la crescita si arresta e la gente scende in piazza per manifestare la propria collera.

Malcontento che la febbre dei mondiali di calcio a stento riesce a nascondere. Nel 2014, la Roussef è rieletta alla presidenza, con uno scarto di appena 3 punti percentuali.

Il mega scandalo Petrobas, che coinvolge molti mebri del partito, arriva a lambire anche la presidente, quando questa propone un ministero al suo mentore, Lula, come scudo contro ogni procedimento giudiziario.

I brasiliani non glielo perdonano e il patto di fiducia con i suoi elettori si rompe definitivamente.

Dilma Roussef grida al golpe istituzionale e accusa il vice presidente di tramare nell’ombra per prendere il suo posto.

Come previsto dalla Costituzione.