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Brasile: la procedura di impeachment

Dilma Rousseff si muove sul filo del rasoio. La possibilità di una sua destituzione di avvicina a grandi passi. Ma la presidente brasiliana non

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Brasile: la procedura di impeachment

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Dilma Rousseff si muove sul filo del rasoio. La possibilità di una sua destituzione di avvicina a grandi passi. Ma la presidente brasiliana non sembra voler rinunciare a lottare per la propria sopravvivenza politica. Martedì ha accusato il suo vice di tradimento, pur senza menzionarlo apertamente.

“Anche prima del voto su una richiesta inconsistente di impeachment – ha dichiarato Rousseff – fu distribuito un audio in cui uno dei leader della cospirazione assume il ruolo di presidente della Repubblica”.

Si tratta di Michel Temer, leader del PMDB, il partito del Movimento Democratico Brasiliano, formalmente alleato del PT, il partito dei Lavoratori, già vicepresidente durante il primo mandato della Rousseff.

Temer non ha fatto mistero di essere pronto ad assumere la presidenza, se necessario, ma ha negato di aver cospirato contro il capo di Stato.

Per la presidente la settimana era iniziata male. La commissione, composta da 65 deputati, aveva deciso con 38 voti a favore e 27 contrari di dare continuità all’iter processuale. I suoi avversari l’accusano d’aver
truccato i conti pubblici con lo scopo di farsi rieleggere nel 2014. Per i suoi sostenitori, invece, non ha commesso alcun reato.

Adesso tocca ai 513 membri della camera dei Deputati votare. Sono sufficienti 171 voti o astensioni per bloccare la procedura di destituzione. Ma se due terzi (ovvero 342 deputati) votano per la destituzione, allora il caso passa al Senato dove basterà una maggioranza semplice sugli 81 senatori perché la Rousseff sia sospesa e Michel Temer diventi presidente ad interim.

A quel punto il Senato avrà 180 giorni per giudicare la Rousseff e occorreranno 54 voti (i due terzi dell’assemblea) per approvare la sua destituzione. Il che significa la privazione dei suoi diritti politici e la nomina di Temer alla presidenza fino al termine del mandato (il 31 dicembre 2018).

Il governo brasiliano nel frattempo è paralizzato. Le Olimpiadi sono dietro l’angolo, il virus Zika resta un’emergenza e la recessione rischia di mettere in ginocchio tutta l’America Latina. Con un cambio di presidenza anche il ruolo chiave svolto dal Brasile nella lotta contro i cambiamenti climatici potrebbe essere compromesso.