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Atene condanna le autorità macedoni per i fatti di Idomeni

Dopo i disordini di domenica, al campo profughi di Idomeni è tornata la calma. Restano però le polemiche, dopo l’intervento della polizia macedone

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Atene condanna le autorità macedoni per i fatti di Idomeni

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Dopo i disordini di domenica, al campo profughi di Idomeni è tornata la calma.

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Questa è una grande vergogna per la civiltà europea e per i paesi che vogliano esserne parte.

Restano però le polemiche, dopo l’intervento della polizia macedone che ha provocato una ventina di contusi fra gli agenti e oltre 260 feriti fra i migranti. In particolare per l’uso di lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere una folla in cui c’erano anche donne e bambini.

Il premier greco Alexis Tsipras ha dichiarato:

Voglio dire che questa è stata una grande vergogna per la civiltà europea e per i paesi che vogliono essere parte della civiltà europea. Dalle autorità dell’Unione, dalle organizzazioni internazionali e dall’Alto commissario Onu per i rifugiati mi aspetto una reazione su quanto è accaduto domenica.

Gli incidenti sono scoppiati in seguito a una falsa informazione sull’apertura della frontiera, che era circolata fra i migranti. La smentita ha suscitato delusione e la reazione di disperazione che ha portato al tentativo di forzare il passaggio verso la cosiddetta rotta balcanica.

Al confine serttentrionale della Grecia da diverse settimane, sono ammassate, in condizioni precarie, fra le 10 e le 12mila persone.

È il 29 febbraio a Idomeni, sono già diversi giorni che la frontiera tra la Macedonia e la Grecia si apre solo a intermittenza. La frustrazione è alle stelle, la tensione pure.

I migranti, che contavano di passare per la via dei Balcani per raggiungere il nord Europa, cercano di abbattere i cancelli.

È il primo incidente grave in quello che diventerà un enorme campo improvvisato fatto di tende da campeggio piantate nel fango in balia delle intemperie.

Le condizioni di vita si deteriorano rapidamente, come spiega Liene Veide dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: Idomeni non è un campo ufficiale che rispetti gli standard umanitari, non soddisfa tutti i bisogni, i servizi non sono strutturati, non è organizzato, sotto diversi punti di vista. Non è solo un elemento che manca: sono i servizi igienici, l’acqua, il cibo, i servizi medici, la privacy…

Condizioni in cui si diffondono rapidamente voci incontrollate, come quella che il 14 marzo spinge centinaia di persone ad attraversare un pericoloso torrente in piena per toccare brevemente terra in Macedonia, prima di essere ricondotte manu militari a Idomeni dalla polizia macedone.
Sei giorni dopo entrerà in vigore l’accordo sui profughi fra Bruxelles e Ankara.

Profughi che da Idomeni non vogliono saperne di allontanarsi. Il 25 marzo vengono riempiti solo quattro dei venti pullman inviati dal governo greco per trasferire i migranti nei centri d’accoglienza ufficiali. Molti temono che accettare l’invito delle autorità significhi rimanere bloccati in Grecia o, peggio, rischiare l’espulsione.

Il ministro dell’immigrazione Yannis Mouzalas, di fronte al parlamento, chiede pazienza: La disgrazia di Idomeni finirà. Ci vorrà tempo. Il governo ha bisogno di organizzare le cose. Ma succederà. Volete la polizia antisommossa? No che non la volete. Volete i lacrimogeni in mezzo ai bambini? No che non li volete. Allora abbiamo bisogno di tempo e abbiamo bisogno di organizzarci.

Il nostro corrispondente da Atene Stamatis Gianninis conclude: Nonostante le forti critiche, il piano del governo greco rimane il seguente: lasciare che i migranti si stanchino delle condizioni terribili in cui vivono nei campi di fortuna al confine e – senza che si faccia uso della forza – decidano spontaneamente di andarsene per trovare un alloggio adeguato nei centri attrezzati.