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"Dare del finocchio a un parrucchiere non è omofobo". Sentenza shock in Francia

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Di Euronews
"Dare del finocchio a un parrucchiere non è omofobo". Sentenza shock in Francia

<p>“Dare a un parrucchiere del ‘finocchio’ non è un insulto omofobo, perché in quell’ambiente sono numerosi i lavoratori omosessuali”. È con questa motivazione che il Tribunale del lavoro di Parigi ha respinto la causa intentata da un giovane, che nel 2014 aveva visto porre bruscamente fine al suo contratto di prova in un negozio di parrucchiere. </p> <p><blockquote class="twitter-tweet" data-partner="tweetdeck"><p lang="fr" dir="ltr">Traiter un coiffeur de "PD" n'est pas une insulte homophobe, pour la justice<a href="https://t.co/5VXHn5lNsP">https://t.co/5VXHn5lNsP</a> <a href="https://t.co/5qY86e11lQ">pic.twitter.com/5qY86e11lQ</a></p>— France Info (@franceinfo) <a href="https://twitter.com/franceinfo/status/718332352812822528">April 8, 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p> <p>Per errore, il giorno prima aveva ricevuto un <span class="caps">SMS</span> in cui, riferendosi a lui, il suo datore diceva: “Quel tipo non mi ispira fiducia. È un finocchio”. </p> <p><blockquote class="twitter-tweet" data-partner="tweetdeck"><p lang="fr" dir="ltr">VIDÉO - Un coiffeur insulté : l'arrêt des Prud'hommes est "profondément scandaleux" > <a href="https://t.co/YttF0CntPo">https://t.co/YttF0CntPo</a> <a href="https://t.co/zeVLJBNu4i">pic.twitter.com/zeVLJBNu4i</a></p>— RTL France (@RTLFrance) <a href="https://twitter.com/RTLFrance/status/718348408977768448">April 8, 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p> <p>Alle indignate reazioni delle associazioni per i diritti degli omosessuali ha fatto eco la Ministra del lavoro El-Khomry, che ha parlato di “pronunciamento particolarmente scandaloso”. </p> <p>Pur respingendo la tesi della discriminazione, il Tribunale del Lavoro ha condannato il datore a un’ammenda da 5.000 euro per i suoi “propositi offensivi”. Quest’ultimo nega dal canto suo di aver licenziato il giovane a causa del suo orientamento sessuale.</p>