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Emergenza profughi: primi rientri in Turchia non fermano le partenze

Circa 200 persone, altre attese nei prossimi giorni

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Emergenza profughi: primi rientri in Turchia non fermano le partenze

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Gli ultimi tra gli ultimi fanno a ritroso la pericolosa traversata che li ha portati in Europa in cerca di asilo. Sulle isole di Lesbo e Chios, i primi gruppi di cittadini bengalesi, cingalesi e pakistani sono stati riportati da tre battelli in Turchia.

136 partono da Lesbo, altre 66 da Chios.Centinaia di rappresentanti di Frontex, esperti di diritto d’asilo e interpreti, hanno assistito alle procedure di rinvio.

“L’operazione è andata molto bene. Si è svolta nella piena calma – spiega Ewa Moncure, portavoce della forza europea di confine Frontex – I migranti sono arrivati con gli autobus scortati dagli agenti. Sono scesi, hanno raccolto i loro bagagli e, insieme agli agenti di scorta, si sono imbarcati sui traghetti. Non ci sono stati incidenti”.

Tutti i “migranti irregolari” in arrivo dal 20 marzo rischiano il rinvio. Per ciascun rifugiato siriano rinviato, un altro verrà trasferito verso l’Unione. “Fermate l’accordo sporco” e “stop alle deportazioni”, recitano gli striscioni mantenuti da qualche decina di attivisti.

“Non esiste alcun accordo, questa non è una soluzione – sostiene Marije Mutter, un’attivista presente a Lesbo – È solo una questione di soldi. Sono qui con il mio cuore, mi preoccupo per la gente e noi dovremmo prenderci cura di tutte le persone vulnerabili di questo mondo. È per questo che sono qui”.

Ma l’intesa non sembra aver bloccato i tentativi di arrivare in Europa attraversando l’Egeo: la guardia costiera turca ha intercettato un barcone con 60 persone a bordo, in gran parte afgani.

“Le prime operazioni di deportazione rappresentano un test importante per la Grecia. Atene vuole mostrare alla comunità internazionale che sta attuando l’accordo con la Turchia – conclude l’inviato di euronews a Lesbo, Apostolos Staikos – Ma con 52.000 rifugiati intrappolati e le frontiere chiuse, il governo cerca anche di rassicurare i greci che hanno paura che la situazione possa presto diventare incontrollabile”.