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Germania: morto a 89 anni Hans Dietrich Genscher

L’ex ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher è morto all’età di 89 anni. L’esponente politico liberale ha avuto un ruolo di rilievo

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Germania: morto a 89 anni Hans Dietrich Genscher

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L’ex ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher è morto all’età di 89 anni.

L’esponente politico liberale ha avuto un ruolo di rilievo nella riunificazione delle due Germanie, dopo la caduta del muro di Berlino.

Per 18 anni è stato il capo della diplomazia tedesca. Di quella della Germania Ovest prima, di quella riunificata poi. Hans-Dietrich Genscher fu ministro degli Esteri dal 1974 al 1992, attraversando diversi periodi cruciali della storia recente del Paese.

Genscher nacque nel 1927 ad Halle, città che divenne poi parte della Germania Est. Sotto il nazismo, si arruolò nella Wehrmacht, per evitare di finire nelle Ss.

Dopo la seconda guerra mondiale studiò in Germania Est, nel 1952 si spostò a Ovest, entrando nel Partito liberaldemocratico.

Il suo primo incarico di governo fu al ministero dell’Interno, nominato nel 1969 dal cancelliere socialista Willy Brandt.

In questo ruolo rifiutò l’offerta di Israele di inviare un contingente delle forze speciali, per intervenire in quello che poi divenne la “strage di Monaco”, alle Olimpiadi del 1972, nella quale morirono 11 ostaggi, 5 terroristi e un poliziotto.

Divenne ministro degli Esteri e vice-cancelliere nel 1974, quando le due Germanie rappresentavano visioni del mondo opposte. Fu, però, fautore della Ostpolitik, preferendo il dialogo con l’Unione Sovietica alla contrapposizione netta.

La dottrina “genscherista” riteneva che la Germania potesse essere un ponte tra Europa occidentale e orientale. Una posizione che irritò ripetutamente l’amministrazione Reagan.

Genscher riteneva l’integrazione europea la chiave per il successo della riunificazione della Germania. Fu fervente sostenitore del riformismo polacco e ungherese.

Alla fine ebbe ragione. Buona parte della transizione nei Paesi dell’Est avvenne in maniera incruenta.

Pietra miliare di quel periodo di cambiamenti epocali fu il suo discorso, il 30 settembre 1989, dal balcone dell’ambasciata tedesca a Praga, dal quale annunciò l’accordo raggiunto con il governo comunista della Cecoslovacchia per permettere a migliaia di rifugiati proveniente dalla Germania orientale, di raggiungere l’Ovest.

Fu il preambolo della caduta del muro di Berlino, a novembre. Pochi mesi dopo, Genscher negoziò con il collega della Ddr, Markus Meckel, la riunificazione delle due Germanie.

Assunse posizioni controcorrente anche all’inizio della crisi jugoslava, quando spinse per il riconoscimento dell’indipendenza della Croazia da parte della Germania.

Una volta lasciata la politica attiva fu nominato presidente del consiglio dei finanziatori dell’Opera di Berlino. Ma non smise di avere anche ruoli diplomatici, non ufficiale: fu una figura chiave nelle trattative con Putin nella vicenda dell’ex presidente di Yukos Mikhail Khodorkovsky.