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Acciaierie britanniche, 15 mila posti di lavoro a rischio. Scontro politico

La corsa contro il tempo per salvare le acciaierie britanniche è cominciata. E di corsa si tratta, visto il rocambolesco vertice a Downing Street

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Acciaierie britanniche, 15 mila posti di lavoro a rischio. Scontro politico

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La corsa contro il tempo per salvare le acciaierie britanniche è cominciata. E di corsa si tratta, visto il rocambolesco vertice a Downing Street voluto da David Cameron nonostante tanti membri del governo (lui compreso) fossero ancora in vacanza.

Mercoledì il gigante indiano Tata Steel ha detto che metterà in vendita gli impianti nel Paese: in pericolo ci sono 15 mila posti di lavoro.

“Non escludiamo alcuna soluzione. Ma io – ha detto il premier britannico – credo che una nazionalizzazione non sia la risposta. Quel che vogliamo fare è assicurare un futuro a Port Talbot e alle altre acciaierie”.

Considerando anche l’indotto, i posti a rischio sono 40 mila. Il leader laburista Jeremy Corbyn è stato più veloce del segretario alle imprese Sajid Javid (partito alla volta dell’Australia) e già mercoledì era corso a incontrare i lavoratori della cittadina gallese: “Se non interveniamo per proteggere questo impianto e anche gli altri, non avremo più un settore siderurgico in Gran Bretagna”, ha detto .

Per stabilizzare l’antico pilastro dell’economia di Londra (oggi in grave difficoltà) il ministro delle Finanze “ombra”, il laburista John McDonnell, ha insistito sulla necessità di una nazionalizzazione. Il Cancellieri dello Scacchiere George Osborne ha reagito via Twitter affermando di aver sollevato la questione alla riunione del G20 a Parigi dove si trovava.

Potenziali acquirenti per ora non ce ne sono, con Cameron che parla di “situazione molto difficile, senza garanzia di successo”.