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Brasile: il governo Roussef è veramente finito?


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Brasile: il governo Roussef è veramente finito?

Abbandonata anche dal partito centrista di Michel Temer, la presidente del Brasile Dilma Rousseff lotta contro il tempo per convincere almeno un terzo dei parlamentari a bloccare la procedura di impeachment. Che verrà votata in parlamento a metà aprile.

Ieri la direzione del Partito del movimento democratico brasiliano, partito centrista, che riunisce cattolici moderati, liberali e anche socialisti, il più importante alleato di governo del Partito dei Lavoratori, ha tolto il sostegno al governo dopo gli scandali degli ultimi mesi.

Tra le defezioni annunciate e quelle già consumate, è in atto un’emorragia che potrebbe costare cara a Dilma Roussef, che conta su 68 parlamentari del suo partito. Per bloccare la procedura di destituzione, però, la ‘presidenta’ ha bisogno di almeno 172 voti a suo favore.

L’opposizione, che ha avviato nell’ottobre scorso la procedura di impeachment, l’accusa di irregolarità contabili per mascherare l’ampiezza della crisi nel corso della campagna elettorale per la sua seconda elezione, ottobre 2014.

Carlos SAmpaio:

“Il partito dei lavoratori sa di corruzione e il governo della presidente Dilma Rousseff è corrotto e menzognero.
Oggi qui noi presentiamo una petizione di impeachemnt, in nome della legge, dell’opposizione e soprattutto in nome del popolo brasiliano”.

Il parlamento intanto ha eletto i 65 membri della commissione speciale che dovrà decidere se ci sono i presupposti giuridici per proseguire con la procedura di destituzione della presidente.
Lei, Dilma Roussef, respinge le accuse e parla di un colpo di stato istituzionale.

“Chi chiede le mie dimissioni, mostra tutta la fragilità del processo di destituzione, perché in primo luogo stanno portando a compimento un colpo di stato contro la democrazia”.

La crisi politica segue alla grave crisi economica che attanaglia il Paese da due anni: nel 2015 l’economia brasiliana ha registrato una contrazione del 3,8% portandosi dietro la popolarità della presidente, che scalda gli animi di appena il 10% dei brasiliani, mentre il 68% vorrebbe la sua partenza.

Fatale è stata per la Roussef la nomina dell’ex presidente, nonché suo mentore, Luiz Inácio Lula da Silva, indagato per corruzione e riciclaggio, a capo di gabinetto del proprio governo, per fargli ottenere l’immunità dalle accuse.

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