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Obama a Cuba, minuto di silenzio per le vittime di Bruxelles

Le stragi di Bruxelles hanno costretto ad una modifica del protocollo e del programma di Barack Obama nell’ultimo giorno di visita a Cuba. Doveva

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Obama a Cuba, minuto di silenzio per le vittime di Bruxelles

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Le stragi di Bruxelles hanno costretto ad una modifica del protocollo e del programma di Barack Obama nell’ultimo giorno di visita a Cuba.

Doveva essere “basball e diplomazia”, invece la partita tra i Tampa Bay Rays di Miami e la nazionale cubana è cominciata con un minuto di silenzio per le vittime in Belgio.

Seduti l’uno accando all’altro per vedere la partita, Obama e Castro hanno sfoggiato i sorrisi adeguati ad un incontro assolutamente storico. Ma la cui portata non è sufficiente a cancellare le divergenze tra i due Paesi in materia di democrazia e diritti umani.

Al Gran Teatro de L’Avana Obama ha ripetuto con maggior chiarezza ciò che già aveva detto lunedì nella conferenza stampa congiunta: “Sono convinto che i cittadini dovrebbero essere liberi di esprimere le loro opinioni senza timore, di riunirsi, di criticare il governo, di protestare pacificamente e che tra i compiti della giustizia non debbano trovare spazio le detenzioni arbitrarie di persone che hanno esercitato questi diritti” ha detto Obama in un discorso trasmesso in diretta dalla televisione di Stato cubana.

Un ulteriore riferimento alla delicata questione dei prigionieri politici cubani. Lunedì il Presidente Raul Castro aveva platealmente negato che ce ne siano e rispondendo ai giornalisti aveva sfidato a presentargli una lista di queste persone che, nel caso, sarebbero state liberate dal giorno alla notte. È quello che hanno fatto i dissidenti cubani, tra cui una rappresentante delle “Damas de Blanco”, incontrati da Obama nell’ambasciata statunitense.

Nella sola giornata di lunedì almeno 10 dissidenti sono stati fermate dalla polizia, secondo le informazioni della Comisión Cubana de Derechos Humanos y Reconciliación Nacional (CCDHRN). Tra di loro anche la leader del movimento “Damas de Blanco” che rappresenta le famiglie dei prigionieri politici cubani. Secondo il conteggio tenuto da queste associazioni ad oggi almeno 77 persone sono detenute a Cuba per essersi espressi contro il governo.