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La caduta degli dei in Brasile. Il Paese rischia il caos politico

La parabola discendente dell'ex presidente Lula e dell'attuale Dilma Rousseff, entrambi coinvolti nello scandalo Petrobras

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La caduta degli dei in Brasile. Il Paese rischia il caos politico

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Lula, il presidente del miracolo socio-economico brasiliano degli anni 2000, è al centro di uno scandalo politico che rischia di travolgere il Brasile.

Sei anni dopo aver lasciato la presidenza del gigante sudamericano, Jose Inazio Lula da Silva sale alla ribalta della cronaca perché sospettato di corruzione e riciclaggio di denaro. Il nome di Lula vien fuori nel corso dell’inchiesta sullo scandalo Petrobras, la compagnia petrolifera di stato Petrobras e le principali aziende brasiliane per le costruzioni e i lavori pubblici. Leggi qui

I guai di Lula iniziano lo scorso 4 marzo con il suo interrogatorio e la perquisizione della sua abitazione a San Paolo.
L’icona della sinistra brasiliana è sostenuto dalla presidente Dilma Rousseff, di cui è il mentore.

Dilma Roussef nomina Lula ministro di gabinetto, una sorta di ministro plenipotenziario, carica che gli permetterebbe soprattutto di non rispondere delle proprie azioni di fronte al Tribunale supremo federale, stando peraltro a intercettazioni telefoniche rese pubbliche.

Le origini dell’inchiesta

Nella conversazione telefonica, diffusa dal giudice Moro, Dilma Roussef dice a Lula che il decreto di investitura è pronto e all’occorrenza utilizzabile, lasciando intendere che la nomina mira a fargli evitare il carcere.
Un giudice sospende la nnomina e il governo ricorre in appello.

“La piazza brasiliana si infiamma”: http://it.euronews.com/2016/03/17/brasile-l-ingresso-di-lula-nel-governo-rousseff-infiamma-la-piazza/

Le proteste si estendono a tutto il Paese, i manifestanti chiedono le dimissioni della presidente.

Giovedì pomeriggio i deputati danno il via alla procedura di impeachement.

Già in dicembre l’opposizione aveva cercato di mettere in stato d’accusa la presidente per aver truccato i conti pubblici con il fine di nascondere la crisi in piena campagna presidenziale nel 2014.

L’opposizione l’accusa inoltre di aver usato fondi illeciti per finanziare la campagna elettorale.