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Opposizione siriana: il ritiro russo può giocare a favore della risoluzione della crisi

Mentre il conflitto siriano entra nel suo sesto anno, i principali protagonisti sono riuniti a Ginevra da lunedì scorso per consolidare il cessate il

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Opposizione siriana: il ritiro russo può giocare a favore della risoluzione della crisi

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Mentre il conflitto siriano entra nel suo sesto anno, i principali protagonisti sono riuniti a Ginevra da lunedì scorso per consolidare il cessate il fuoco e gettare le basi per un percorso politico di uscita dalla crisi.

Prima del via al nuovo round negoziale, l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, ha rilanciato la sua proposta di portare il Paese al voto entro un anno e mezzo.
Insperato ma comunque auspicabile, se l’obiettivo del voto unisce, non altrettanto il percorso e le persone che dovrebbero governare la Siria nel periodo di transizione.

Sulla presenza o meno di Assad in un governo di transizione si divide l’opposizione e si gioca la riuscita di questo terzo round negoziale.

L’Alto comitato dei negoziati, come è indicata l’opposizione ufficiale, esige la partenza di Assad, mentre il cosiddetto gruppo di Mosca, opposizione più vicina alla Russia, spinge per il dialogo ed è più conciliante sulla presenza dello stesso Bashar al Assad in un governo di transizione.

L’invito ai negoziati di quest’ultima delegazione è giunto in concomitanza all’annuncio del ritiro russo dal campo di battaglia siriano.

Pura coincidenza?

L’annuncio del presidente Putin ha colto tutti di sorpresa.

Mercoledì aerei russi da combattimento hanno lasciato la base aerea di Hmeimim, un altro gruppo di militari era già partito il giorno prima.

Mosca ha annunciato comunque di continuare i bombardamenti contro obiettivi terroristi.

Su questa dichiarazione e sul triste anniversario della guerra pesano gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, che parlano di oltre 270mila morti, tra cui quasi 80mila civili, dall’inizio del conflitto.

Dopo aver incontrato il capo della delegazione del governo siriano a Ginevra, per il nuovo round di negoziati di pace, euronews ha intevistato il portavoce delle opposizioni, Salim el Mouslat.

-La Russia ha deciso di ritirarsi dal teatro di guerra della Siria. Qual‘è il suo giudizio?

“Penso sia una buona decisione se si concretizzerà, un ritiro delle forze russe avrà un impatto positivo sui negoziati di Ginevra. Se il ritiro invece sarà parziale, ci chiediamo che farà il resto dei militari che rimangono?

I russi sono arrivati in Siria lo scorso settembre, con lo scopo di aiutare Bashar al Assad e colpire i civili e non per combattere il terrorismo, come dicono.

Speriamo vivamente, che la posizione dei russi sia costruttiva durante i negoziati, visto che la Russia è stato un partner essenziale nelle trattative del cosiddetto Ginevra 2.
Speriamo pertanto che la sua partecipazione sia altrettanto importante in questo nuovo round negoziale”.

-Ritiene che la decisione della Russia spinga verso la risoluzione della crisi?

“È nell’interesse di tutti lavorare a questo fine; ci sono molti Paesi che hanno fatto molti sforzi perché si arrivasse fino a qui, per questo speriamo che la Russia prenda decisioni simili, come quelle prese da Paesi amici, spingendo verso un avanzamento dei negoziati.

Questi colloqui di pace rivestono una grande importanza se solo riescono a mettere fine alla sofferenza del popolo siriano. E possiamo arrivare a questo fine solo con serietà e onestà”.

-Quali sono le rivendicazioni che avete presentato all’emissario delle Nazioni Unite Staffan de Mistura?

“L’abbiamo incontrato a più riprese, il primo incontro è avvenuto già al nostro arrivo a Ginevra.
I negoziati si basano su quanto stabilito nella Ginevra 1, alla Conferenza di Ryad e sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu 2118 e 2254 .
Vogliamo iniziare i negoziati mettendo sul tavolo della discussione la composizione di un’istanza governativa provvisoria.
Bashar al Assad non può avere un ruolo nella Siria del futuro”.

-Qual‘è il ruolo dell’Europa nella soluzione della crisi?

“I Paesi europei sono i Paesi amici che sostengono la causa siriana, l’Europa porta su di sé un grosso peso accogliendo i rifugiati, causati da chi oggi è al potere in Siria .
Siamo qui per negoziare una nuova fase del futuro siriano senza colui che è la causa della catastrofe del nostro Paese”.