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Clooney a Berlino tra i rifugiati siriani

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Clooney a Berlino tra i rifugiati siriani

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Non soltanto un’acclamata star del cinema internazionale, George Clooney è noto per aver spesso sostenuto importanti cause umanitarie. Dopo aver

Non soltanto un’acclamata star del cinema internazionale, George Clooney è noto per aver spesso sostenuto importanti cause umanitarie.

Dopo aver incontrato Angela Merkel lo scorso mese di febbraio in occasione del viaggio tedesco di promozione di “Ave Cesare”, Clooney è tornato a Berlino per incontrare un gruppo di rifugiati siriani. Con lui anche la moglie Amal, di origine libanese, la cui famiglia ha lasciato il Libano durante la guerra civile negli anni ’80 trasferendosi nel Regno Unito.

“Sono di origini irlandesi e negli Stati Uniti, 100 anni, gli irlandesi erano considerati rifugiati. Sono stati trattati malissimo e per un lungo periofo, non erano accettati. Gli Stati Uniti sono un Paese di immigrati, anche se ultimamente non abbiamo fatto un buon lavoro nel ricordare le nostre origini.Per me è importante essere qui oggi, parlare con voi, perché serve a ricordare chi siamo e chi siamo sempre stati, e cioé: voi” ha detto Clooney al gruppo di rifugiati.

Tra loro molti residenti di Aleppo. Come questa donna, che racconta i terribili attimi prima di convincersi a lasciare la Siria. “I bombardamenti vanno oltre l’umana comprensione. I colpi di arma da fuoco arrivano da tutte le parti” racconta la donna “Ero seduta in un angolo, aspettavo di morire. Wissam e Judy, i miei due figli tremavano. Li ho abbracciati e li rassicurati:La morte è soltanto morte, E poi ho anche detto che sarebbe stato meglio morire lì sotto i proiettili che decapitati”.

Stesse emozioni di un altro rifugiato siriano, che racconta:“Era una situazione insopportabile. Si doveva correre velocemente, fare attenzione mentre si fuggiva. Non abbiamo potuto prendere niente, c’erano cecchini ovunque, la situazione era semplicemente insopportabile”.

“Sono stato arrestato per due mesi e 21 giorni. Mi hanno chiuso in un carcere per detenuti politici e mi hanno torturato con le scariche elettriche. Ogni giorno su facebook ricevo minacce di morte, dicono che mi decapiteranno”. Racconta un altro rifugiato siriano.

“Ci piace pensare di essere un mondo civilizzato. Ci guardiamo attorno e pensiamo di poter porren fine a tutte le tragedie. Spesso ci ripetiamo: -Se avessimo saputo, avremmo potuto agire. Ma la realtà è che queste persone non stanno fuggendo dal loro Paese senza motivo, ma a causa di un’immensa tragedia. Si tratta di persone che avevano una vita normale, realizzata, e il loro mondo è stato distrutto in un colpo solo. Si fa un gran parlare in questi giorni di numeri, ed è facile argomentare con i numeri. Quello che è difficile, invece, è affrontare un bambino che piange seduto per terra, mentre sua madre gli spiega che è meglio morire per un colpo di pistola perché almeno è veloce” ha concluso Clooney al termine dell’incontro.