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Biennale di Marrakech, un ponte tra Europa, Africa e mondo arabo

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Biennale di Marrakech, un ponte tra Europa, Africa e mondo arabo

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“Not new Now, Quoi de neuf là”, questo il titolo dell’edizione 2016 della biennale d’arte di Marrakech. Il curatore, il palestinese Reem Fadda, ha

“Not new Now, Quoi de neuf là”, questo il titolo dell’edizione 2016 della biennale d’arte di Marrakech. Il curatore, il palestinese Reem Fadda, ha deciso di dedicare l’intera manifestazione ad artisti nordafricani ed espressione del mondo arabo, compresa la diaspora.

Come Rachid Koraichi, artista algerino che ha dedicato l’opera “Prayer for those absent” ai genitori morti. “Volevo raccontare la storia della nostra relazione straordinaria. In questo modo quando la mia vita finirà, l’opera resterà come testimonianza per i miei figli e per i nipoti. E’ importante ricordare chi si è. Non sarei diventato artista se non fosse stato per i miei genitori, non mi hanno mai ostacolato, né mi hanno vietato nulla. Al contrario mi hanno spinto a provarci”.

Ospitata nelle rovine del Palais Badi, imponente struttura risalente al XVI secolo, la Biennale di Marrakech mette in mostra anche opere di artisti occidentali. Tra questi c‘è il belga Eric Van Hove, nato in Algeria e cresciuto in Camerun, che a Marrakech espone una scultura che rappresenta un motore creato da scarti di pelle, legno e plastica.

“Si tratta di un motore di una scavatrice. Mi interesso ai mortori da un po’ di tempo ormai. Perché sono pensati per un uso civile, per costruire case, palazzi, così come sono usati in zone di guerre, in Vietnam ad esempio. L’opera esposta qui alla Biennale è piùi specifica delle altre, rappresenta il motore tipo dei bulldozer in uso a Gaza e in Cisgiordania”.

Il lavoro dell’artista marocchina e designer Sara Ouahaddou è ispirato a quello del fotografo e filmaker Ahmed Bouanani. Morto nel 2011 Bouanani ha tenuto per se’ gran parte del proprio, prolifico.

“Una parte dei disegni di Ahmed Bouanani ritrae la gioielleria berbera, degli Amaziri” racconta Sara Ouhaddou” Ho soltanto fatto un lavoro di riscrittura delle immagini. Ho recuperato la tecnica, i materiali utilizzati e li ho ricreati. E per mantenere un legame con l’originale mi sono basata anche sulle descrizioni contenute nei racconti popolari arabi, specialmente quelli della tradizione berbera”.

A Marrakech sono in mostra anche altre opere in omaggio ad alcuni dei pioneri dell’arte magrebina degli anni’60, come Farid Belkahia, Mohamed Melehi e Mohammed Chabaa. Mentre sempre ad Ahmed Bouanani è dedicato anche il lavoro di Yto Barrada: I giovani che lavorano utilizazndo materiali tradizionali, in questo caso tessuti, sono impegnati nel riciclo. Sto imparando a cucire. L’artigianato è stato considerato sempre un’arte minore, eppure ha segnato momenti importanti nella storia dei movimenti civili, di quelli per l’emancipazione della donna, o per i diritti di gay e lesbiche”.

Uno spazio particolare della Biennale è stato quello in omaggio alla fotografa marocchina Leila Alaoui, uccisa nell’attacco terroristico a Ouagadougou del gennaio scorso.

Per gli organizzatori della Biennale, il Marocco rappresenta una porta di comunicazione tra mondi diversi: l’Occidente, l’Islam e poi l’Africa.
L’obiettivo dell’evento è creare ponti tra culture diverse attraverso l’arte.