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L'UE è condannata?

Benvenuti all’ultima puntata di The Network, il dibattito che mette a confronto i protagonisti dell’attualità. I nostri titoli: Dopo quasi

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L'UE è condannata?

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Benvenuti all’ultima puntata di The Network, il dibattito che mette a confronto i protagonisti dell’attualità.

I nostri titoli:

Dopo quasi sessant’anni, l’Unione europea vive la sua crisi peggiore. Può sopravvivere a un Brexit e alla minaccia persistente di un Grexit?

Può sopravvivere a una crisi migratoria e al terrorismo che mette in crisi le frontiere aperte di Schengen, e alle profonde divisioni tra Paesi membri sui valori democratici e sociali?

E soprattutto, la ripresa lenta in presenza di una disoccupazione ancora elevata favorisce i movimenti populisti, perché l’elettorato mette in dubbio l’efficacia dei partiti tradizionali.

Gli Europei hanno dato per scontati troppi dei risultati dell’Unione? O andrebbe meglio recuperando la sovranità, per avere il proprio destino nazionale nelle proprie mani?

Ospiti di questa edizione, qui nel Parlamento europeo:

Birgit Sippel, eurodeputata tedesca del gruppo Socialisti e Democratici, o S&D

William Dartmouth, da poco vice-presidente dello UK Independence Party, o UKIP

e Sophie In’t Veld, eurodeputata olandese del gruppo Alleanza per i Liberali e Democratici, o ALDE

Chris Burns:
“Inizio con una domanda per tutti: questa è la tempesta perfetta che potrebbe frammentare l’Unione europea?”

Birgit Sippel:
“Non direi che è una tempesta: direi che è una grande sfida, e dopo la crisi finanziaria quello che importa è che stiamo lottando per trovare soluzioni comuni alla situazione, perché se non lo facciamo sono abbastanza certa che ci saranno effetti negativi per tutti i nostri cittadini in vari campi dell’azione politica”.

Chris Burns:
“OK, Lei fa delle ipotesi, e quindi potrebbe anche non funzionare. William Dartmouth?”

William Dartmouth:
“Beh, non funzionerà, semplicemente perché l’establishment dell’Unione europea ha cercato di imporre un superstato federale europeo ai popoli e agli Stati nazionali dell’Europa senza il consenso popolare. Voglio menzionare due aspetti rapidamente: l’imposizione dell’euro, e il fatto che la Grecia non può funzionare nella stessa zona monetaria della Germania”.

Chris Burns:
“Sophie In’t Veld, è pessimista anche Lei, o magari scettica sulla sopravvivenza dell’Unione?”

Sophie In’t Veld:
“Sono ottimista, perché se guardiamo al punto di partenza, quando si decise dopo due devastanti guerre mondiali, e di nuovo dopo 45 anni di dittatura comunista, di parlarci e scegliere un destino comune, vuol dire che noi Europei siamo capaci di farlo. E se siamo stati capaci all’epoca, lo siamo anche oggi”.

Chris Burns:
“È vero, e molte persone non sono abbastanza anziane da ricordare quelle guerre”.

William Dartmouth:
“Se posso dire una cosa però la pace in Europa l’abbiamo avuta grazie alla NATO. La Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio nemmeno c’era, fino al 1956. Questo è quel tipo di argomenti-spazzatura che abbiamo sentito per anni anche nel Regno Unito, e ne abbiamo abbastanza. È il motivo per cui voteremo per uscire”.

Chris Burns:
“In caso di frammentazione dell’Unione europea, potremmo assistere a conflitti nelle regioni dove ci sono tensioni etniche, in Europa orientale per esempio?”

Birgit Sippel:
“Prima di tutto devo dire che credo che i giovani che sanno cosa voglia dire vivere in pace hanno ben presente che intorno all’Europa ci sono molte guerre e sono ben contenti di avere la pace in Europa, non per la NATO ma perché c‘è l’Unione europea, perché i Paesi membri si coordinano e un’Unione europea unita è l’unica base per trovare soluzioni a tutte le grandi sfide globali”.

Chris Burns:
“Sophie In’t Veld, cosa pensa dello scenario da incubo dell’esplosione di conflitti nell’Europa centro-orientale, per via delle tensioni inter-etniche? Potremmo assistere a una riedizione della crisi Ucraina?”

Sophie In’t Veld:
“Non si tratta della NATO o dell’Unione europea, ma delle grandi sfide globali nel 21esimo secolo. Guardiamo all’economia globale, a internet, ai conflitti in Siria, Libia, Medio oriente, al cambiamento climatico, ai rifugiati, al terrorismo. È illusorio pensare che un’Europa divisa possa dare risposte corrette a queste sfide. Oggi siamo molto più forti, sicuri e ce la caviamo meglio”.

William Dartmouth:
“Possiamo evidentemente rispondere a queste sfide attraverso le Nazioni Unite, attraverso il G8, attraverso il G20, e una molteplicità di altre istituzioni internazionali senza bisogno di avere un superstato europeo”.

Chris Burns:
“Sì, ma cosa succederebbe se l’Unione europea non negoziasse più i grandi accordi internazionali? Molta gente non vuole quegli accordi”.

William Dartmouth:
“È molto più difficile negoziare un accordo di libero scambio per 28 Paesi che per uno. Motivo per cui la Svizzera, per esempio, ha un accordo di libero scambio con la Cina, l’Australia ha un accordo con la Cina, la Nuova Zelanda ha un accordo con la Cina, l’Islanda ha un accordo con la Cina, e l’Unione europea non ce l’ha”.

Chris Burns:
“Birgit Sippel, quanto sarebbe preoccupata da una frammentazione europea? Un’Europa divisa sarebbe terreno di conquista di forze più ampie?

Birgit Sippel:
“Oh, la mia opinione è completamente opposta a quella del mio vicino: abbiamo bisogno dell’Unione europea, e nel villaggio globale abbiamo bisogno di trovare risposte globali. Uno Stato da solo non può rispondere a tutte le sfide. Abbiamo bisogno di risposte europee, e solo con queste possiamo chiedere agli altri di assumersi le loro responsabilità”.

Chris Burns:
“Sophie In’t Veld, la fine dell’Unione europea probabilmente comporterebbe la fine dell’euro. Quanto teme la svalutazione, le svalutazioni competitive cui si assiteva prima dell’Unione europea?”

Sophie In’t Veld:
“È ovvio che ce la caviamo molto meglio in un’Unione europea forte, in grado di rispondere alle sfide, e questo include una moneta unica. Ma il mio vicino qui… Sa, se vuole dire ai britannici che sarebbe meglio se i loro interessi fossero rappresentati attraverso le Nazioni Unite dove ci sono altri Stati come la Russia, per esempio, beh, ha il diritto di dirglielo. Io penso che per i britannici sia meglio far parte dell’Unione europea”.

William Dartmouth:
“Diciamo che meno del dieci per cento dei deputati europei viene dal Regno Unito. Fino al novembre dell’anno scorso avevamo solo l’8,24% dei voti nel Consiglio dei Ministri, e se guardiamo ai dati, sin dal 1996, mi dispiace dirlo ma sono fatti, Lei sta tentando di dire che non è vero ma sono i fatti, dal ’96, anche con Blair al governo, il governo britannico ha fatto 70 proposte, ha tentato 72 volte di bloccare altre proposte, e in ogni occasione non è riuscito. Il fatto è che ci vengono imposte le cose, non ci piace ed è il motivo per cui ne abbiamo abbastanza”.

Chris Burns:
“Sophie In’t Veld”

William Dartmouth:
“Per non parlare dei sussidi, non possiamo nemmeno ritoccare la nostra politica sociale senza venire col cappello in mano…”

Sophie In’t Veld:
“È divertente… Il fatto che continui a urlare sottolinea il punto al quale volevo arrivare, e cioè che Lei sembra pensare che l’essenza del potere stia nel bloccare le cose. La Gran Bretagna è sempre stata estremamente influente nell’Unione europea, non perché ha provato a bloccare le cose ma perché ha avuto delle buone idee, è stata capace di trovare appoggi per le proprie idee, ha trovato delle maggioranze, ed è così che ha esercitato la propria influenza. Pensa che dovrebbe fare sempre a modo suo? No, questa è una democrazia, non si può aver sempre ragione”.

Chris Burns:
“Passiamo a Birgit Sippel”

Birgit Sippel:
“Vorrei sottolineare che l’Unione europea non funziona sul principio che l’uno o l’altro degli Stati membri determina quello che succede o no. È una questione di democrazia. Dobbiamo cooperare, dobbiamo tener conto della situazione nei nostri Stati membri, ma poi dobbiamo concentrarci direttamente sulla miglior soluzione per l’insieme degli Stati membri in modo che nessuno venga lasciato indietro. Dobbiamo migliorare le condizioni di tutti i 500 milioni di cittadini dell’Europa, e penso che se l’Europa si mette in un angolo la conseguenza sarebbe in termini di competizione tra gli Stati membri, e questo cancellerebbe gli standard che abbiamo raggiunto finora”.

Chris Burns:
“Molto rapidamente: come possiamo impedire, o accelerare la fine dell’Unione europea?”

Sophie In’t Veld:
“Penso che quello che accelera la rottura è la completa paralisi del Consiglio quando i capi di Stato e di Governo si riuniscono. Dovrebbero prendere delle decisioni e anche agire quando si tratta di terrorismo, di rifugiati, economia e libero commercio, cambiamento climatico. È il modo migliore di far andare avanti l’Europa, rafforzarla e rispondere alle sfide di oggi”.

Chris Burns:
“William Darthmouth?”

William Dartmouth:
“Dovrebbe tornare ad essere quello che era stato immaginato inizialmente e che le persone pensavano che fosse: un mercato comune”.

Chris Burns:
“OK, Birgit Sippel?”

Birgit Sippel:
“L’idea originaria era di creare delle buone condizioni di vita per tutti i cittadini nell’Unione europea, e penso che ora dovremmo allontanarci dall’estremismo, non reagire in modo emotivo e sederci insieme per trovare delle vere soluzioni nel mondo reale”.

Chris Burns:
“Grazie Birgit Sippel. Voglio ringraziare i miei ospiti: Birgit Sippel, William Dartmouth and Sophie In’t Veld. Io sono Chris Burns, ringrazio tutti gli ospiti di questi cinque anni, e grazie a voi per aver seguito The Network”.