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Zika, c'è un indizio del legame con la microcefalia

Una ricerca nei laboratori della John Hopkins ha dimostrato che il virus attacca le cellule della corteccia cerebrale del feto.

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Zika, c'è un indizio del legame con la microcefalia

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Adesso c‘è un indizio scentifico del legame tra zika e neonati microcefali. Esperimenti su cellule coltivate in laboratorio hanno dimostrato che il virus colpisce le cellule staminali della corteccia cerebrale, ovvero le cosiddette hnpc (cellule progenitrici neuronali umane),, bloccandone la moltiplicazione o inducendone la morte.

La scoperta è stata effettuata dalla John Hopkins di Baltimora, in collaborazione con altre università statunitensi. Potrebbe consentire di avviare la ricerca di nuovi farmaci, secondo quanto riporta la rivista della facoltà Cell stem cell.

Secondo Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, non siamo ancora di fronte alla prova inoppugnabile che zika sia causa di microcefalia, ma certamente è un punto a favore di tale teoria. Che si aggiunge a quello derivante dai casi documentati di Zika trovato nel cervello di bimbi morti subito dopo la nascita e di feti, in caso di aborto.

Uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine, compiuto su donne incinta di Rio de Janeiro, elenca altre possibili patologie dei feti: calcificazione del cervello, insufficienza della placenta, con carenza o totale assenza di liquido amniotico, danni al sistema nervoso, cecità. Fino all’estrema conseguenza della morte morte.

Altre notizie non certo positive arrivano dai ricercatori della Fondazione Oswaldo Cruz, nello stato brasiliano di Pernambuco. Gli scienziati hanno trovato il virus anche nella zanzara Culex quinquefasciatus, la più comune nelle Americhe.

Ancora da accertare se questo tipo di zanzara sia in grado di trasmettere il virus all’uomo. Lo studio dovrebbe concludersi alla fine dell’anno, secondo Constancia Ayres, coordinatrice della ricerca.

A differenza della Aedes, la Culex depone le larve in acque sporche come fogne e tombini. Bisognerebbe disinfestare, dunque, anche tali luoghi e arginare la diffusione del virus diventerebbe sempre più complicato.