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La musica e Shakespeare

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La musica e Shakespeare

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Sono diverse centinaia le opere musicali che hanno un qualche legame con la drammaturgia di Shakespeare. La professoressa Julie Sanders

Sono diverse centinaia le opere musicali che hanno un qualche legame con la drammaturgia di Shakespeare. La professoressa Julie Sanders, dell’Università di Newcastle, ci spiega perché secondo lei il Bardo riscuota da oltre quattro secoli un così grande successo presso i compositori.

Point of view

Shakespeare trattava di questioni tuttora rilevanti: identità, etnia, razza; o legate al potere: la monarchia, lo stato.

“L’influenza di Shakespeare sulla musica è cominciata quasi subito, non appena si rappresentarono i suoi lavori a Londra; per cui dal Seicento ai nostri giorni ci ritroviamo con esempi, in tutti i generi musicali, che reagiscono al suo teatro e ai suoi versi, e mi fa piacere pensare a quello che Shakespeare ha dato a compositori e artisti, ma altresì a quello che questi in un certo senso gli hanno restituito, in quanto si tratta di opere estremamente creative. Nel XVII Secolo abbiamo dunque la “Fairy Queen” di Henry Purcell, con una resa del “Sogno di una notte di mezza estate” attraverso danza, musica, arie, recitativi.

“E poi ci sono le grandi opere di Verdi: “Macbetto”, “Otello” che già in sé sono spettacolari, e che si possono considerare interpretazioni critiche del dramma, ma attraverso un medium diverso, quello della musica, la danza, le arie, è così che mi piace considerarle. Si arriva quindi al XX Secolo, con un tipo diverso di opera, più intimo, più avanguardista, forse. Pensiamo al “Sogno” di Britten… Ma a questo punto, ancora, si comincia a vedere come tutte queste interpretazioni rispondano l’una all’altra. Sono quelli che io definisco “gli Shakespeare musicali”, diciamo, in dialogo costante tra di loro e, al contempo, con i drammi shakespeariani.

“Che cosa rende Shakespeare nostro contemporaneo? Credo che il Nostro cercasse di indagare le grandi questioni della sua epoca; allora il teatro non si trovava nel centro di Londra ma ai margini, ed il suo era un teatro ‘radicale’, per così dire, che poneva degli interrogativi; per cui, su questioni di politica, per esempio, egli sfruttava il palcoscenico come spazio di dibattito, ed è così che oggi reagiamo al suo teatro, perché Shakespeare trattava di questioni tuttora rilevanti: identità, etnia, razza; o di questioni legate al potere: la monarchia, lo stato. Per cui ci sono similitudini, e questo spiega perché gli adattamenti da Shakespeare costituiscano un enorme punto di forza della sua produzione.”