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Speciale Fifa, storia di uno scandalo

La missione della Fifa è semplice: “Diffondere il gioco, coinvolgere il mondo, costruire un futuro migliore”. Nel 2016 sono 209 i membri che

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Speciale Fifa, storia di uno scandalo

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La missione della Fifa è semplice: “Diffondere il gioco, coinvolgere il mondo, costruire un futuro migliore”. Nel 2016 sono 209 i membri che concorrono a realizzarla, più di quelli delle Nazioni Unite.

Per essere ammesse alla Fifa, le associazioni nazionali devono innanzitutto essere membri di una delle sei confederazioni continentali: l’Uefa per l’Europa, la Caf per l’Africa, la Concacaf per America del Nord, Centrale e Caraibi, Conmebol per il Sudamerica, Afc per l’Asia, Ofc per l’Oceania. I 209 membri di queste confederazioni formano il congresso della Fifa, il “parlamento mondiale del calcio”. È l’organo supremo e legislativo della Fifa.

Prende le decisioni sullo statuto, decide l’accettazione di nuove associazioni nazionali, elegge il Presidente della Fifa e, dal 2011, decide i Paesi che ospitano la Coppa del Mondo. Ogni membro ha un voto, così come un’uguale fetta degli incassi Fifa, a prescindere dalla sua dimensione e dalla potenza in ambito calcistico. È un principio democratico, ma secondo molti incrementa la vulnerabilità alla corruzione, dando a piccoli Paesi un’influenza sproporzionata.
Un voto dell’isola caraibica di Montserrat pesa esattamente come quello della potente Germania. Sopra il congresso della Fifa c‘è il comitato esecutivo, il vertice che decide sull’organizzazione delle competizioni e sullo sviluppo del calcio in generale.

Dove cominciano i problemi?

Durante il regno dell’ex Presidente Joao Havelange, durato 24 anni, c‘è sempre stato un venticello di corruzione. Secondo i documenti diffusi da una corte svizzera nel 2011, Havelange e il suo genero Ricardo Teixeira, ex funzionario Fifa ed ex numero 1 della Federazione brasiliana, si sono intascati milioni di dollari negli anni ’90, provenienti da una società di marketing, in cambio dei diritti di diffusione Fifa. Ma non sono mai stati rinviati a giudizio. Havelange è stato Presidente fino al 1998, quando gli è subentrato Blatter, a lungo segretario generale e suo braccio destro.

La “cultura” della corruzione si era già insinuata, ma è sotto la presidenza di Blatter che la Fifa è implosa. Un’inchiesta sulle sospette assegnazioni dei Mondiali 2018 e 2022 è stata avviata dall’Fbi, con l’aiuto delle autorità svizzere, per indagare sui movimenti finanziari degli ultimi decenni.

Quasi sicuramente nulla sarebbe accaduto senza Charles “Chuck” Blazer, ex membro corrotto del comitato esecutivo della Fifa, divenuto informatore dell’Fbi. Blazer, uomo più influente dello sport americano, viveva in un mondo fatto di jet privati e amici famosi, fughe su isole segrete e conti bancari offshore. Aveva un appartamento da 18.000 dollari al mese alla Trump Tower, più una “dependance” da 6.000 solo per i suoi gatti. In circa 20 anni si era appropriato illegalmente di decine di milioni di dollari. Dopo non aver pagato tasse per un decennio, l’Fbi e la Irs (l’Agenzia delle entrate americana) sono riuscite a incastrarlo. Nel 2011, “mister 10 per cento” è stato dichiarato colpevole di evasione fiscale, riciclaggio di denaro, estorsione e frode.

Blazer in seguito ha deciso di scoperchiare la pentola, coinvolgendo i pezzi grossi della Fifa, compreso l’ex Presidente della Concacaf Jack Warner, ex capo di Blazer e uno degli uomini più influenti del mondo del calcio. Il 73enne di Trinidad, opportunamente, si è dimesso nel 2011, tra le accuse di corruzione. E’ stato bannato a vita lo scorso anno, per aver violato ripetutamente il codice etico dell’organizzazione. Warner avrebbe acquistato i diritti televisivi per la trasmissione dei Mondiali 2010 e 2014 nei Caraibi, per il 5% del valore di mercato. Ciò gli ha consentito di realizzare profitti per milioni di dollari, quando li ha rivenduti. È accusato anche di aver incassato una tangente da 10 milioni di dollari per dare il voto al Sudafrica. Soltanto gocce nell’oceano di Warner. Warner usava costantemente la sua influenza e la posizione per ottenere guadagni personali ed è ricercato dagli Stati Uniti, ma finora ha evitato l’estradizione.

Perché gli Stati Uniti, certo non tra i principali “calciofili” del mondo, guidano le inchieste contro la corruzione nella Fifa?

La Fifa e le sue confederazioni hanno realizzato somme sbalorditive con il marketing e con la vendita dei diritti televisivi del Mondiale e delle altre competizioni che organizza. Le tangenti pagate ai funzionari Fifa da dirigenti del marketing, nella speranza di ottenere contratti, sono state a volte decise durante meeting negli Stati Uniti. E i soldi sono stati spesso trasferiti attraverso conti americani. Come ha spiegato una volta il direttore dell’Fbi James B. Comey, se i membri corrotti di un’organizzazione usano il sistema finanziario americano o tengono nel Paese oscuri meeting, l’Fbi e la giustizia americana sono tenuti ad agire.

Gli inquirenti americani stanno utilizzando lo stesso Rico act che Rudy Giuliani usò per decapitare cinque famiglie mafiose negli anni ’80.
Nel 2015, 41 tra persone ed enti legati alla Fifa sono finiti sotto accusa negli Stati Uniti. E dei 24 membri del comitato esecutivo che ha assegnato nel 2010 i Mondiali alla Russia e al Qatar, 12 sono stati accusati di corruzione, riconosciuti come corrotti o sotto indagine per comportamenti inappropriati. Compreso il Presidente uscente Blatter e colui che molti pensavano lo avrebbe rimpiazzato: Michel Platini.

I soldi che girano intorno alla Fifa

Quella della ricchezza della Fifa non è una lunga storia, ma sicuramente è la storia di un successo. Nel 2003 la Fifa ha volontariamente cominciato a redigere i suoi bilanci secondo standard finanziari internazionali, cosa che al tempo riguardava solo le società quotate in Europa. Giusto per ricordarlo, la Federazione si definisce come una “associazione di associazioni senza scopi commerciali né di lucro”. E non sarà l’ultima volta che lo diciamo.
Prima di cominciare a parlare di numeri, chiariamo che, siccome molte attività della Fifa avvengono nella “dollar-zone”, i bilanci sono compilati in dollari. Dunque, ecco i risultati della Fifa da quando ha cominciato a pubblicarli: nel 2003 i suoi ricavi erano pari a 575 milioni di dollari. Da allora sono sempre cresciuti. Nel 2009 hanno sfondato il tetto del miliardo, nel 2014 quello dei due miliardi di dollari.
La Fifa sottolinea che almeno il 70% di ciò che incassa ritorna nel mondo del calcio, sotto forma di supporto finanziario, programmi di sviluppo e finanziamento alle competizioni.

L’evento Fifa più famoso, ovviamente, è la Coppa del Mondo. Che garantisce la maggior parte delle sue entrate. La Fifa ha definito il Mondiale 2014 in Brasile, un “grande successo”. In termini economici significa che il torneo ha generato ricavi per 4,8 miliardi di dollari, tra il 2011 e il 2014. Da dove vengono esattamente? Per la maggior parte dalla vendita dei diritti tv, seguiti dal marketing.

Gli sponsor Fifa

Ci sono tre categorie di sponsor. Nelle prime posizioni ci sono i partner Fifa, che sono appena sei, beneficiano di stretti legami con l’organizzazione e possono sponsorizzare tutti gli eventi. Ecco lo schieramento per la Coppa del Mondo 2014. I contratti con queste società durano svariati anni. Sony ed Emirates hanno reciso i loro legami con la Fifa, semplicemente non rinnovando i contratti, scaduti nel 2014. Il livello successivo di sponsorizzazione è limitato nel tempo: un Mondiale e una Confederation Cup. Infine la terza categoria, denominata dei sostenitori nazionali. Si tratta di sponsor che hanno interessi solo nelle nazioni che ospitano l’evento.

Cosa spetta alla nazione ospitante?

La competizione tra i Paesi per essere scelti come sedi del più popolare evento di un singolo sport nel mondo è accesissima. Chi la vince deve pagare i costi di tutte le infrastrutture necessarie. Il Mondiale brasiliano è costato circa 15 miliardi di dollari. Solo due di questi sono arrivati dalla Fifa. L’organizzazione sostiene che la spesa, per esempio per le infrastrutture, non è legata direttamente alla Coppa del Mondo e almeno parte dei soldi sarebbe stata spesa comunque dalla nazione ospitante.

Ricordate? È un’organizzazione no-profit. E sostiene di non costringere a costruire stadi. Quello che fa è assicurarsi che le strutture ospitanti soddisfino alcune linee guida, compreso l’essere socialmente responsabili, garantendo che ogni nuovo stadio sia ecosostenibile. Questa responsabilità sociale non sembra includere tasse.

Le tasse e la Fifa

Ora…giusto per ricordare ancora una volta che la Fifa non ha scopo di lucro, la sua sede è in Svizzera. Ciò vuol dire che è soggetta al sistema di tassazione elvetico nei confronti delle associazioni. Dunque, la Fifa è tassata sugli utili, vale a dire ricavi meno spese.

Facciamo i conti. Abbiamo preso i dati dal 2011 al 2014 e il risultato è 338 milioni di dollari. La Fifa ha pagato 75 milioni di tasse. Vale a dire il 22% dei suoi profitti. Ma solamente l’1% del totale dei ricavi in questi quattro anni e l’1,5% dei ricavi derivati dall’ultimo Mondiale, l’evento che ha generato i maggiori profitti per l’organizzazione no-profit.

Se il Paese ospitante è la fonte delle entrate della Fifa, siamo sicuri che è lì che paghi le sue tasse? In effetti no. La Fifa gode di un’esenzione per la Coppa del Mondo. Non è stata la Fifa a chiederlo. Ma la formulazione del processo per candidarsi a Paese ospitante contempla “una totale esenzione fiscale alla Fifa e a ulteriori soggetti coinvolti nell’ospitalità e nello svolgimento dell’evento”. L’Agenzia delle entrate brasiliana, in una prudente stima, ha calcolato che questa esenzione è costata circa 250 milioni di dollari di ricavi al Paese.