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Elezioni, così l'Iran si prepara al voto

Pochi manifesti, nessuna progaganda in tv o sui social: breve e discreta, nonostante il richiamo alla partecipazione popolare, la campagna elettorale

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Elezioni, così l'Iran si prepara al voto

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Pochi manifesti, nessuna progaganda in tv o sui social: breve e discreta, nonostante il richiamo alla partecipazione popolare, la campagna elettorale in Iran, che si prepara al voto di venerdì, quando gli elettori saranno chiamati a scegliere il nuovo Parlamento e l’Assemblea degli Esperti.

I riformisti, che avevano boicottato le elezioni del 2012 e per questo motivo ora in opposizione, proveranno a convincere gli elettori invertendo la tendenza in Parlamento, dove i conservatori hanno la maggioranza.

In Iran sono stati circa 12 mila gli iscritti alle liste elettorali, tuttavia solo la metà di essi sono stati approvati.

“Tra tutti i candidati – afferma Hosseinali Amiri, portavoce del Ministero dell’Interno nonchè vice-Ministro -, 6175 sono stati ritenuti idonei per le elezioni parlamentari, altri 5259 invece non hanno soddisfatto i requisiti richiesti”.

Sono 290 i seggi in palio in Parlamento, di cui 5 riservati alle minoranze religiose, per i quali correranno tutti i candidati approvati dal Consiglio dei Guardiani: di questi, 586 sono donne.

Il Parlamento iraniano non ha competenza in materia di politica estera, tuttavia svolge un ruolo importante ai fini della politica economica ed in vista delle future elezioni presidenziali.

L’ex Presidente, Khatami, ha esortato a votare le liste guidate da Rohani e Rafsanjani nell’elezione dell’Assemblea degli Esperti, il gruppo di 88 religiosi eletti per 8 anni, per i quali sono in lizza 166 candidati (tutti uomini), incaricato di nominare la Guida Suprema del Paese.

Tale ruolo è ora occupato dal 76enne Ayatollah Ali Khamenei, in carica dopo la morte di Khomeini, avvenuta nel 1989.

Nel 37esimo anniversario della rivoluzione islamica, dunque, le elezioni saranno una sorta di test di popolarità per il Presidente Rohani, la cui apertura verso l’Occidente, con l’accordo sul nucleare e la revoca delle sanzioni, mira a riacquisire un ruolo-chiave nella leadership politico-religiosa della Repubblica islamica.