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Fobie, soccorso dalla realtà virtuale

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Fobie, soccorso dalla realtà virtuale

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Nathalie è agorafobica e acrofobica. È cioè spaventata dagli spazi pubblici e dai luoghi elevati. Per curare questo problema i dottori del Van Gogh

Nathalie è agorafobica e acrofobica. È cioè spaventata dagli spazi pubblici e dai luoghi elevati. Per curare questo problema i dottori del Van Gogh Hospital di Charleroi in Belgio, ricorrono alla realtà virtuale.

Con questo visore speciale, Nathalie: http://www.lalibre.be/actu/cyber/chassez-vos-peurs-avec-la-realite-virtuelle-56b3629d3570fdebf5b76611 è in grado di muoversi in uno spazio aperto senza pericolo. L’obiettivo è confrontarsi con le proprie paure in maniera graduale, cercando di intervenire grazie al 3D:
“La persona che si esercita in una realtà virtuale sà di essere in un ambiente sicuro – spiega Noël Schepers, psicologo – ma il cervello reagisce come se tutto fosse vero ed è su questo doppio binario che agiamo con la terapia. All’inizio la realtà virtuale è stata applicata prima nei videogiochi, poi nella terapia, abbiamo potuto utilizzare gli stessi fondali per trattare l’acrofobia o lo stress post-traumatico”.

Ci sono differenti casi di fobie:http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-3447686/Virtual-reality-help-treat-depression-anxiety-Avatars-headsets-make-patients-feel-positive.html. E ogni tipo di programma va adattato ai bisogni dei singoli pazienti, come spiega Bruno Herbelin, neuroscienziato di EPFL, Losanna, Svizzera.

“Per avviare la nostra macchina di sostituzione della realtà, abbiamo cominciato con l’idea di creare un contenuto in immagine 3D, andandolo a riprendere. Abbiamo filmato una scena panoramica completa di audio e video, per poi generare una vera esperienza grazie alla realtà virtuale”.

Il ricorso alla realtà virtuale: http://www.usatoday.com/story/tech/news/2016/02/02/virtual-reality-promise-and-concerns-both-loom-large-researchers/79360096/
è sempre più diffuso a livello mondiale nel trattamento delle fobie e i benefici sono notevoli: i medici belgi dichiarano una percentuale di successo della terapia tra l’80 e il 90%.
Alcuni ricercatori sottolineano però che c‘è ancora tanto da sapere sulla reazioni del cervello ad una esposizione prolungata a questi nuovi strumenti.