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"La Turchia colpita al cuore"

L’attentato che ha colpito Ankara ha mirato all’apparato militare, ma anche alla zona che ospita i palazzi del potere. Alcuni analisti leggono nelle

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"La Turchia colpita al cuore"

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L’attentato che ha colpito Ankara ha mirato all’apparato militare, ma anche alla zona che ospita i palazzi del potere.

Alcuni analisti leggono nelle modalità dell’attacco un probabile messaggio dei terroristi e la volontà di mostrare la debolezza dello Stato.
La prima reazione del governo, quindi, non poteva che essere assicurare il pugno di ferro contro i responsabili e i loro complici.

Ankara punta il dito contro i curdi siriani, che smentiscono di essere gli autori della strage, mentre la matrice jihadista non è esclusa da alcuni commentatori.

Il rischio che la Turchia venga risucchiata nel gorgo del conflitto siriano continua a preoccupare i suoi partner internazionali.

Per saperne di più sugli scenari aperti da questo nuovo atto terroristico, abbiamo incontrato Atilla Sandıklı, dell’Università Haliç a Istanbul.

Bora Bayraktar, euronews:
“Cosa significa l’attacco di ieri? L’autobomba è esplosa nel centro di Ankara, vicino al quartier generale delle forze armate turche. Ha una sua interpretazione dell’attentato?”

Atilla Sandıklı, Università Haliç:
“Il luogo dell’attentato rappresenta il cuore stesso della Turchia, c‘è il Parlamento, il Capo di Stato maggiore, la sede delle Forze aeree e navali di tutte le forze armate. Il punto più sensibile della Turchia è stato attaccato.
Il messaggio che hanno voluto darci è chiaro: come organizzazione terroristica, abbiamo i mezzi e la capacità di colpire al cuore il Paese.
Non è solo il messaggio di un gruppo terroristico, ma il messaggio dei Paesi che sostengono questi gruppi, soprattutto di quei Paesi che fanno una guerra per procura. Penso che il messaggio sia da interpretare in questo modo”.

euronews:
Dopo quest’attentato la Turchia bloccherà le operazioni militari in Siria?

Atilla Sandıklı:
“Sarà piuttosto il contrario. La Turchia ha lanciato un attacco aereo contro 60-70 uomini del PKK a Haftanin, nel nord dell’Iraq, perché la Turchia ritiene il PKK responsabile dell’attacco. Non credo però che la Turchia possa portare a termine da sola un attacco su larga scala.
Penso che la Turchia tenterà piuttosto questa mossa: cercherà di equiparare i curdi del Partito dell’Unione Democratica, il PYD, ai terroristi del PKK o all’Isil. Mostrando quanto hanno fatto, Ankara chiederà aiuti e mezzi per un’operazione terrestre contro l’Isis, o il sostegno saudita o quello qatariota.
La Turchia sottolineerà questo punto. Gli Stati Uniti chiedono ad Ankara di agire insieme al PYD perché non c‘è alternativa, secondo loro. Penso comunque che la Turchia possa lavorare a un’alternativa, anche se è ormai tardi.”