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Siria: diplomazia bloccata. Operazione congiunta di terra non più ipotesi peregrina

Segna il passo la diplomazia in Siria. E proprio nelle ore che avrebbero dovuto precedere un cessate-il-fuoco ecco che aumentano gli scontri. La

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Siria: diplomazia bloccata. Operazione congiunta di terra non più ipotesi peregrina

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Segna il passo la diplomazia in Siria. E proprio nelle ore che avrebbero dovuto precedere un cessate-il-fuoco ecco che aumentano gli scontri. La Turchia continua a bombardare le postazioni curde oltreconfine anche se per il momento Ankara ha dichiarato di non voler intervenire con un’operazione di terra.

Nelle stesse ore le forze lealiste siriane hanno dichiarato di aver riconquistato circa 800 chilometri di territorio. Avanzano anche i peshmerga. Fra le località che potrebbero cadere a breve c‘è Marea, snodo vitale per le comunicazioni verso Aleppo. Ci sarebbero discussioni per prendere il controllo della città in modo non violento.

Questo metterebbe un territorio piuttosto vasto sotto il controllo dei peshmerga. Troppo per Ankara, che non vede di buon occhio i confini siriani nelle mani dei curdi. I turchi non vogliono però essere i soli a sporcarsi le mani nel pantano siriano.

Afferma il ministro degli esteri turco: “Turchia, Arabia Saudita e anche grandi paesi europei sono in favore di una grande operazione di terra, ma non è realistico pensare che a farla siamo solo noi, l’Arabia Saudita e il Qatar”.

Venti di guerra che soffiano forte e manovre militari che indispettiscono Teheran, che di Bashar al Assad è alleata. Dice il ministro degli esteri iraniano Jawad Zarif: “Non esiste una soluzione militare alla crisi siriana. I nostri vicini sauditi invece hanno detto che questa strada è percorribile. Vogliono imporre una soluzione militare? Oppure vogliono combattere usando fino all’ultimo soldato della Nato pur di imporre una soluzione militare?”

Qualcosa però, nei paesi del Golfo si muove davvero. Nel nord dell’arabia saudita si terranno le maggiori manovre militari congiunte di sempre. L’operazione si chiama “Tuono del nord” e vi prenderanno parte una ventina di paesi. Non si sa nemmeno quanto dureranno, ma rappresentano comunque una dimostrazione di forza e potrebbero essere l’ultimo atto prima dell’avanzata di terra della coalizione anti-Isil. Resta da vedere se sarà solo Daesh ad essere considerato il nemico.