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Ictus, la riabilitazione diventa "virtuale"

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Ictus, la riabilitazione diventa "virtuale"

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La realtà virtuale può aiutare i pazienti colpiti da ictus con tecniche migliori di riabilitazione? La risposta arriva da un laboratorio di

La realtà virtuale può aiutare i pazienti colpiti da ictus con tecniche migliori di riabilitazione? La risposta arriva da un laboratorio di Barcellona.

I ricercatori sono convinti che questi giochi tecnologici possano davvero aiutare le persone colpite da ictus, fornendo loro le migliori tecniche di riabilitazione. Due terzi dei pazienti trattati con la nuova pratica, infatti, hanno riscontrato benefici motori.

E’ il caso di Gloria, una giovane donna che, dopo la nascita del suo secondo figlio, è stata colpita da un ictus che l’ha quasi completamente paralizzata; non riusciva nemmeno quasi più a parlare. Per mesi ha frequentato un programma di riabilitazione che, tra le varie tecniche, includeva anche i “giochi virtuali”. Un approccio diverso per quei pazienti colpiti da emorragia cerebrale sperimentato in questo ospedale di Barcellona. Una tecnica motivante e utile, ci racconta Gloria che ora è in grado di muovere molto meglio entrambe le braccia.

Questo gioco virtuale utilizzato in medicina è stato sviluppato per integrare le classiche tecniche di riabilitazione. L’obiettivo è quello di insegnare di nuovo al cervello a controllare i movimenti del corpo, specialmente per quello che riguarda gli arti superiori. “Questa tecnologia può essere davvero utile per i pazienti che hanno già concluso la classica riabilitazione ospedaliera e sono tornati a casa. Loro pensano che sia tutto a posto ma il loro cervello non utilizza ancora quelle parti lese e colpite. Questo strumento, come è stato dimostrato, è molto efficace nel forzare il cervello a usare anche il lato danneggiato”, sottolinea la Dottoressa Susana Rodríguez González, specializzata in tecniche di riabilitazione.

Questo gioco virtuale è stato sviluppato presso questa Università di Barcellona. Qui un team di informatici, psicologi e bioscienziati di un progetto di ricerca europeo ha creato il sistema partendo da questo concetto: la plasticità cerebrale resta per tutta la vita. Così può essere utilizzata per riorganizzare quelle aree funzionali colpite dall’ictus.

“Secondo la nostra teoria il cervello è una macchina di apprendimento attiva. Per questo abbiamo pensato che forse dobbiamo fornirgli nuove forme di stimolo, nuove forme di apprendimento per far sì che possa svolgere sempre determinati compiti. E questo è esattamente quello che facciamo tramite la realtà virtuale”, dichiara il Professor Paul Verschure, coordinatore del progetto RGS.

Queste nuove tecniche possono avere ulteriori applicazioni al di là della riabilitazione. Ad esempio si riesce a valutare come cambia l’attività cerebrale nelle zone colpite. Una sorta di visualizzazione delle funzioni motorie e cognitive del paziente. Quindi una tecnica molto utile per fornire diagnosi migliori e sempre più precise.

Secondo i ricercatori la realtà virtuale può realmente aiutare i pazienti a recuperare completamente il controllo degli arti superiori, come l’uso di braccia e mani. Ma si sta studiando anche per cercare di migliorare molte altre funzioni cerebrali compromesse. “Alterazione della parola, problemi di deglutizione, disturbi dell’equilibrio o disturbi neuro-psicologici, sono diversi gli ambiti che si possono trattare. Non solo quelli dell’attività psicomotoria del paziente. Tutti questi problemi si possono affrontare con gli strumenti della realtà virtuale proprio come quella che abbiamo sviluppato”, prosegue la Dottoressa Susana Rodríguez González

Superati con successo i test, i primi modelli di questi giochi virtuali ora saranno installati nelle cliniche di tutta Europa.