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Il progetto europeo a rischio. I paesi fondatori: "Bando agli egoismi: serve unità"

Da Roma, l'appello dei firmatari del trattato da cui nacque la UE: "Terrorismo e migrazioni sfide cruciali: no ai particolarismi"

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Il progetto europeo a rischio. I paesi fondatori: "Bando agli egoismi: serve unità"

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Tempi duri mettono a repentaglio gli obiettivi stessi del progetto europeo. Riuniti a Roma, dove nel 1957 venne firmato l’omonimo trattato all’origine dell’Unione Europea, i ministri degli esteri dei sei paesi fondatori hanno lanciato un appello a mettere da parte gli egoismi nazionali e fare fronte comune contro le molteplici sfide di oggi.

Point of view

Inconcepibile che iniziative di singoli stati minaccino decenni di traguardi comuni

“Non c‘è dubbio che oggi l’Europa attraversa uno dei momenti più difficili dei suoi quasi 60 anni di progetto – ha detto il padrone di casa e titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni – . Nell’incrocio tra i flussi migratori, le minacce terroristiche, la sfida posta
dal referendum nel Regno Unito e il protrarsi della crisi finanziaria ed economica, questo mix di difficoltà ha indubbiamente creato un insieme di dubbi e di crisi che rischiano di mettere in discussione l’intero progetto europeo”.

Fra gli strumenti menzionati dalla dichiarazione finale, per preservare lo spirito del Trattato di Roma, il potenziamento dei controlli alle frontiere esterne dell’Unione. Inconcepibile – ha detto Gentiloni – che iniziative di singoli stati, minaccino decenni di traguardi comuni.

Presenti all’incontro e firmatari della dichiarazione finale, che definisce l’attuale crisi migratoria “una delle più importanti sfide” con cui è attualmente alle prese l’Unione Europea, erano anche i Ministri degli esteri francese, Laurent Fabius, tedesco, Frank-Walter Steinmeier, belga, Didier Reynders, olandese, Bert Koenders, e lussemburghese, Jean Asselborn.