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Ucraina, gli ultimi abitanti di Syze convivono con le mine anti-uomo

Poche case che affacciano su vialetti di fango e campi incolti. Questo è Syze, villaggio dell’Ucraina orientale stretto tra il confine russo e la

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Ucraina, gli ultimi abitanti di Syze convivono con le mine anti-uomo

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Poche case che affacciano su vialetti di fango e campi incolti. Questo è Syze, villaggio dell’Ucraina orientale stretto tra il confine russo e la linea del fronte con la cosidetta Repubblica popolare di Luhansk.

Per Kiev, un avamposto di importanza strategica.

“Ma qui il problema – spiega l’inviato di euronews, Sergio Cantone – sono le mine anti-uomo, che circondano letteralmente il centro abitato”.

Il conflitto separatista in questa regione del Paese ha fatto fuggire quasi tutti gli abitanti di Syze. Ne restano 13, se si prendono per buoni i dati dell’Agenzia Onu per i Rifugiati.

E sono loro a convivere con la minaccia delle mine anti-uomo.

Il Comitato internazionale della Croce Rossa ritiene che questi ordigni abbiano ucciso almeno 260 persone nel Donbas, tra la metà del 2014 e la fine del 2015. I feriti superano i 480.

I pochi abitanti rimasti sono spesso le fonti migliori per localizzare i campi minati.

“Qui si può camminare solo sul sentiero – spiega Alexander – non è prudente scartare né a destra né a sinistra, il bosco e i campi sono contaminati”.

Alexander è tra quanti auspicano una divisione federale dell’Ucraina. “Le nostre tasse devono restare qui – dice – e non andare a Kiev”.

Da queste parti sono in tanti a pensarla come lui, compresi i separatisti che controllano Luhansk e Donetsk.

Il conflitto armato ha aumentato l’isolamento di queste località dal resto del Paese. Ora a Syze si sopravvive grazie all’UNHCR, che distribuisce ogni genere di aiuti.

La presenza di campi minati ostacola tutte le normali attività. Solo le forze ucraine sono abilitate a rimuovere gli ordigni. Ma per questo servono la pace e un lavoro meticoloso.

“Sono passati oltre cinquant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e ogni tanto continuano a saltare fuori delle mine di quell’epoca – dice un’infermiera del luogo – Queste altre non saranno rimosse a breve. Resteranno qui ancora per molto tempo”.

Nell’attesa, diverse organizzazioni internazionali sono attive nella zona per disegnare delle mappe dei campi minati. Ma anche per istruire gli abitanti sui comportamenti da assumere al fine di minimizzare i rischi di incappare su un ordigno inesploso.