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Rifugiati a scuola di integrazione: l'iniziativa di un Ateneo ungherese

Ogni sabato, la Central European University di Budapest offre una serie corsi aperti esclusivamente a rifugiati e richiedenti asilo. Tra le materie

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Rifugiati a scuola di integrazione: l'iniziativa di un Ateneo ungherese

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Ogni sabato, la Central European University di Budapest offre una serie corsi aperti esclusivamente a rifugiati e richiedenti asilo.

Tra le materie, economia, filosofia, diritto, antropologia sociale e inglese. I corsi durano 13 settimane e puntano a favorire il processo di integrazione.

Basil Hararah è tra i partecipanti più assidui. Palestinese, ha lasciato Gaza dopo che la sua casa venne distrutta dai bombardamenti: “L’ultima guerra a Gaza è stata nell’estate del 2014. In quell’occasione, è andato distrutto quasi tutto ciò che possedevo. Quindi ho dovuto partire”.

Oltre ai corsi di inglese, Basil frequenta quelli di diritto e di matematica. Il suo obiettivo è trovare un lavoro e per questo viene assistito da studenti dell’ateneo e dal personale universitario, che lo aiutano a scrivere un curriculum e a sostenere un colloquio.

Il successo della Open Learning Initiative ha convinto i promotori, come Prem Rajaram, a dare un seguito al programma. Nuove lezioni sono già allo studio.

“Quelli che arrivano fino a qui incontrano molte difficoltà – spiega Prem Rajaram – Il sostegno che ricevono dal governo è minimo, in termini di istruzione e di aiuto nell’apprendimento della lingua. Questo è un modo concreto per aiutarli a trovare il loro cammino”.

I corsi sono gratuiti e impartiti da volontari, che dedicano a questa iniziativa parte del loro tempo libero durante i fine settimana.

Eszter Timár insegna inglese: “Si parla molto di come aiutare i rifugiati e penso che sia giusto farlo perché vengono da realtà difficili. Ma dobbiamo fare qualcosa di concreto. Come insegnante, questo è il mio contributo”.

Basil avrebbe voluto arrivare in Belgio. Ma, in base all’accordo Dublino II, ha dovuto tornare in Ungheria, dove venne registrato al suo ingresso nell’Unione.

“Avevo sentito dire spesso che l’Ungheria non era il posto migliore in cui iniziare una nuova vita – dice – ma adesso sono qui da sette mesi e non mi sembra tanto male. Penso che potrei farcela. Per lo meno, è più sicuro che Gaza”.

I corsi offrono anche la possibilità di stabilire contatti. Un vantaggio non indifferente per chi, come Basil, al suo arrivo non conosceva nessuno.