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50° Super Bowl ai Broncos, Manning batte Newton. Giro d'affari stellare

La difesa dei Broncos condanna i Panthers Pronostici ribaltati al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California: i Denver Broncos hanno conquistato il

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50° Super Bowl ai Broncos, Manning batte Newton. Giro d'affari stellare

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La difesa dei Broncos condanna i Panthers

Pronostici ribaltati al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California: i Denver Broncos hanno conquistato il 50° Super Bowl, stendendo letteralmente i grandi favoriti della vigilia, i Carolina Panthers.

La finale del campionato NFL è stata a senso unico. I ragazzi di coach Gary Kubiak hanno condotto l’incontro sin dalle battute iniziali, trascinati da un’ottima difesa, che già nella regular season aveva fatto la differenza. Anche il giovane quarterback dei Panthers, Cam Newton, ha faticato a penetrare la difesa avversaria, uscendo così sconfitto dal confronto diretto con il rivale Peyton Manning. Il 39enne quarterback dei Broncos ha commesso qualche errore di troppo, ma questo non ha macchiato il traguardo conquistato.

È stato il linebacker di Denver, Von Miller, ad essere eletto MVP della finale. Ecco le sue parole al termine del match: “È stupendo. E quando fai qualcosa per i tuoi compagni è ancor più bello. In quanto esseri umani siamo egoisti di natura, ma quando si fa qualcosa per gli altri, diventa magico. Non è stato importante solo per Peyton, perché abbiamo una lunga lista di ragazzi che lo hanno meritato”.

24-10 è stato il risultato al termine dell’incontro, che è valso alla squadra del Colorado il terzo titolo della storia su otto finali disputate. Manning, invece, è diventato l’unico quarterback a vincere il titolo con due squadre diverse. La sua prima volta fu nel 2007, quando indossava la maglia degli Indianapolis Colts.

Pubblicità e biglietti, un cinquantenario che vale oro

Non ci sono dubbi sul fatto che il Super Bowl sia l’appuntamento sportivo per antonomasia negli Stati Uniti. Anche fuori dal campo, però, si disputa una partita molto importante: quella economica. Circa 100 milioni di statunitensi hanno visto la finale in televisione, il che si traduce in un’opportunità enorme per gli inserzionisti pubblicitari.

Spettacolo nello spettacolo, gli spot del Super Bowl sono diventati negli anni un vero e proprio fenomeno culturale. Dalla biancheria intima alle auto, dalle bevande all’elettronica di consumo, i grandi marchi fanno a gara per accaparrarsi un posto nel palinsesto. Quest’anno la CBS, che ha trasmesso l’evento, aveva fissato il prezzo di uno spot da 30 secondi a 5 milioni di dollari. Il che equivale a 160 mila dollari al secondo.

Attori di Hollywood e atleti famosi come testimonial d’eccezione: le aziende, per la gioia dei creativi della pubblicità, non badano a spese. Risultato: questi micro-corti d’autore appositamente creati per il Super Bowl sono attesi quanto la partita stessa. Alcuni possono essere visti in anticipo su YouTube. Una strategia inaugurata da uno spot del 2011 di Volkswagen ispirato a Guerre Stellari e visionato più di 17 milioni di volte prima del calcio d’inizio.

Il giro d’affari dell’evento, secondo le prime stime, si è aggirato intorno ai 620 milioni di dollari. Tra diritti televisivi ed entrate pubblicitarie spicca anche il prezzo del biglietto per i 75 mila fortunati con un posto a sedere. Ufficialmente si andava dagli 850 ai 1.800 dollari ma sul mercato secondario, venerdì, era impossibile trovarne uno a meno di 4 mila dollari.

Chi se l‘è potuto permettere avrà di certo apprezzato le novità tecnologiche dell’evento. Il Levi’s Stadium di Santa Clara, costato 1,2 miliardi di dollari, è una delle arene più all’avanguardia in termini di cablatura e wi-fi. Senza contare la sponsorship di Uber (che ha sede nella vicina San Francisco): grazie agli oltre 250 mila dollari versati, l’app si è assicurata addirittura delle aree riservate alle sue auto nere.

Chi non è potuto andare si sarà consolato con un hot dog sul divano di casa sua. Oppure con le più classiche chicken wings, le ali di pollo: secondo l’associazione nazionale dei produttori nella “domenica santa” del football gli americani ne hanno consumate circa 1,3 miliardi.