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Ministro Esteri Cuba: non ci sono progressi tangibili nella revoca dell'embargo

Euronews ha incontrato il ministro degli Esteri di Cuba,Bruno Rodríguez Parrilla, in occasione della visita ufficiale di Raul Castro in Francia. Embargo, relazioni con l'Ue, diritti umani sono alcuni

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Ministro Esteri Cuba: non ci sono progressi tangibili nella revoca dell'embargo

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Gli embargo commerciali cadono uno dopo l’altro. La visita ufficiale di Raul Castro in Francia parla di una nuova realtà fra Cuba e l’Europa, fra Cuba e il mondo. I simboli di questa nuova realtà sono dappertutto.

Il simbolo più potente di tutti è apparso lo scorso agosto: la bandiera degli Stati Uniti è tornata a sventolare sull’Avana. Otto mesi prima, Barack Obama e Raul Castro avevano annunciato la normalizzazione delle relazioni Usa-Cuba.

La Rivoluzione si dirige verso una nuova fase, ma a due velocità. Ci saranno voli quotidiani per Miami, inizia ad apparire una classe media, è possibile avviare un’attività privata o comprare e vendere auto e case, anche se la stragrande maggioranza dei cubani non può permettersi tutte queste cose.

Ma il sistema politico riposa ancora su un‘élite legata alle Forze armate, e il Partito comunista resta l’unico attore politico. E la nuova realtà economica, per ora, non sembra tradursi in un’evoluzione sul fronte dei diritti umani.

Per capire di più su questo momento epocale nella storia di Cuba, abbiamo incontrato il ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla.

*Una relazione solida con la Francia*

Luis Carballo, euronews:
“Il presidente Raul Castro ha scelto Parigi per la sua prima visita ufficiale nell’Unione europea. Perché? La Francia godrà di un trattamento privilegiato per la sua disponibilità a ristrutturare il debito cubano?”

Bruno Rodríguez Parrilla:
“La Francia ha un’influenza molto speciale su Cuba fin dai tempi della Rivoluzione Francese. C‘è una relazione solida, confermata da decenni di storia recente, con uno sviluppo molto positivo dei rapporti bilaterali. Noi riconosciamo la leadership della Francia in Europa, e sento che questa visita mette in una prospettiva speciale lo sviluppo dei nostri rapporti bilaterali. È indubbiamente una visita storica. Una serie di circostanze ha fatto sì che il presidente Hollande visitasse L’Avana mesi fa, il che ha costituito un passo decisivo, e ora il presidente Raul Castro Ruz ricambia questo gesto a Parigi”.

euronews:
“Questa visita riguarda principalmente i rapporti economici, ma negli incontri che ha avuto con le autorità francesi è stata affrontata anche la questione dei diritti umani?”

Rodríguez Parrilla:
“Questa visita è multiforme, non esclusivamente economica, abbiamo discusso di diversi temi di natura politica. Francia e Cuba condividono molti obiettivi simili sull’agenda internazionale, di conseguenza i nostri legami sono di varia natura, e quindi lo sono anche le nostre discussioni. Il tema dei diritti umani non è stato centrale, ma abbiamo scambiato opinioni su questa e su altre questioni importanti per entrambi i paesi”.

euronews:
“I paesi europei meno ricettivi rispetto ai cambiamenti attuali a Cuba, o per dirla in un altro modo, più esigenti rispetto alla situazione delle libertà individuali sull’isola, rischiano di perdere opportunità d’investimenti nella nuova Cuba?”

Rodríguez Parrilla:
“L’Unione europea e Cuba mantengono da anni un dialogo politico di alto livello, che include svariati argomenti. E più di recente, abbiamo iniziato un dialogo bilaterale sui diritti umani basato su un processo iniziato nel 2010 proprio sotto la presidenza francese dell’Unione. Le imprese francesi hanno da molti anni una presenza importante a Cuba.
Ma è anche vero che altri membri dell’Unione europea sono nostri partner tradizionali in tema di commercio e investimenti, oppure sono importanti fornitori di pacchetti turistici a Cuba. Non dovremmo confondere in nessun modo le questioni politiche con le relazioni reciprocamente vantaggiose che abbiamo”.

*Progressi nel dialogo e nella cooperazione con gli Usa*

euronews:
“Nel dicembre 2014 Barack Obama e Raul Castro hanno annunciato l’inizio della normalizzazione delle relazioni fra Cuba e Stati Uniti. Da allora ci sono stati molti gesti simbolici ma non altrettanti progressi concreti, tangibili. C‘è stato forse un eccesso di ottimismo?”

Rodríguez Parrilla:
“Non penso. L’annuncio del 17 dicembre è stato sorprendente e indubbiamente importante. È stato qualcosa di insolito per il pianeta sentire il Presidente degli Stati Uniti d’America riconoscere che la politica degli ultimi cinquant’anni ha fallito, che ha provocato danni umanitari al nostro popolo. In realtà è questo evento che ha segnato l’inizio della discussione che ha portato al ripristino delle relazioni diplomatiche e alla riapertura delle ambasciate, avvenuta la scorsa estate. Io ritengo che ci siano stati progressi nel dialogo e nella cooperazione su diversi temi d’interesse bilaterale comune. Invece, anche se sono state adottate alcune misure, di carattere positivo, ma molto limitate in relazione con la modifica del blocco, è qui che non riscontriamo progressi tangibili”.

euronews:
“Washington le ha comunicato una data per la fine delle sanzioni? Crede che sarà annunciata prima che Obama lasci la Casa Bianca?”

Rodríguez Parrilla:
“Difficile dirlo. La grossa questione è l’embargo. La maniera in cui sarà modificata l’applicazione dell’embargo nel senso della sua eliminazione sarà quello che determinerà il senso e la portata del processo in corso tra gli Stati Uniti e Cuba. Non ci sarà normalizzazione, ovviamente, senza una completa cessazione dell’embargo, che richiede una decisione da parte del Congresso. Tuttavia il presidente degli Stati Uniti mantiene poteri esecutivi molto ampi che, se usati con determinazione, potrebbero modificare in modo molto sostanziale l’applicazione dell’embargo”.

euronews:
“Questa è un’annata elettorale negli Stati Uniti. Il passaggio di testimone a Washington può influenzare il disgelo? Quale candidato sarebbe migliore per Cuba?”

Rodríguez Parrilla:
“In una democrazia funzionante qualunque candidato sia eletto, dovrebbe seguire la volontà degli elettori, le scelte dei votanti, la volontà delle persone che pagano le tasse. Nessuno oggi mette in discussione il fatto che ci sia una maggioranza molto ampia nella società statunitense – in tutti i settori – favorevole alla fine di una politica che affonda le sue radici nella Guerra fredda, che non ha prodotto nessun risultato, ma che provoca danni umanitari considerevoli a tutte le famiglie cubane. Tuttavia, bisogna riconoscere che ci sono differenze fra i diversi candidati. Ma chiunque sia a vincere, si troverà di fronte a una situazione nuova, inedita, nelle relazioni fra gli Stati Uniti e Cuba”.

euronews:
“Lei teme che la fine dell’embargo favorisca una “nordamericanizzazione” della cultura cubana che in qualche modo metterebbe in pericolo la transizione tranquilla voluta da L’Avana?”

Rodríguez Parrilla:
“Non credo che sia possibile. Cuba è stata una colonia della Spagna ed è emersa come una nazione con una forte identità. La cultura cubana ha una forza e un’originalità considerevoli. I cubani sono cubani. Al tempo stesso, una relazione normale con gli Stati Uniti sarebbe totalmente naturale. Ci sono legami culturali, c‘è una relazione tradizionale tra il popolo statunitense e quello cubano, nonostante le relazioni conflittuali fra i due governi. Chiaramente la nostra cultura proteggerà la nostra identità, perché non avrebbe senso dopo una lunga lotta durata cinquant’anni finire nelle mani di un’economia controllata dalle multinazionali nordamericane o di qualche altro Paese”.

*La Posizione Comune dell’Ue fa parte del passato*

euronews:
“L’altro grande fronte diplomatico per Cuba è l’Unione Europea. I negoziati su un accordo di cooperazione si sono aperti nel 2014. Il suo è l’unico Paese dell’area dell’America latina e Caraibi con cui l’Unione Europea non abbia firmato un accordo bilaterale. Come procedono i negoziati?”

Rodríguez Parrilla:
“Procedono bene, al ritmo abituale per negoziati di questa natura. Mi sembra che siano stati fatti progressi, noto una migliore comprensione nell’Unione europea su come potrebbero essere le relazioni con Cuba. Sento rappresentanti dell’Unione Europea che pensano che i negoziati potrebbero concludersi a breve.
L’Unione Europea naturalmente dovrebbe prendere decisioni proprie riguardo a vecchie politiche che non hanno più nessun vero impatto concreto, ma che sono irritanti dal punto di vista giuridico. Insomma penso che, se riuscissimo a trovare un terreno comune su alcuni argomenti, le cose potrebbero avanzare rapidamente”.

euronews:
“Crede che quest’intesa con l’Unione Europea arriverà prima della fine dell’embargo? L’accordo significherà la fine della cosiddetta Posizione Comune? Credo che lei facesse riferimento a questo quando parlava di atteggiamenti irritanti. Spieghiamo cos‘è la Posizione Comune: è la politica adottata dall’Unione Europea nel 1996 che fa dipendere il dialogo con l’Avana dai progressi nel campo dei Diritti Umani e delle Libertà”.

Rodriguez Parrilla:
“È difficile sapere quando terminerà l’embargo statunitense contro Cuba. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Unione Africana, gli accordi fra la Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici e l’Unione Europea chiedono che il blocco sia revocato immediatamente e senza condizioni. Gli eventi nella società nordamericana determineranno il ritmo di questo processo, per cui è difficile fare paragoni.
La cosiddetta Posizione Comune, di cui nessuno si ricorda quasi più oggi, ha stabilito delle precondizioni che fanno ormai parte del passato, perché dal 1996 a oggi Cuba ha firmato accordi o dichiarazioni praticamente con tutti i governi dell’Unione Europea. Questi vanno nella direzione opposta rispetto all’unilateralismo e all’instaurazione di condizioni che pretendeva quel vecchio documento, un documento che fu imposto in modo rapido, affrettato, con una chiara motivazione politica”.

*Elementi dell’economia di mercato sì, ma salvaguardando quella socialista*

euronews:
“Il processo delle riforme a Cuba ha accelerato dal 2011. Ma delle 313 misure originarie ne è stato attuato soltanto il 21%, il restante 79% è in corso. Quali ostacoli stanno incontrando queste misure? Le faccio un esempio, nel 2015 sono stati registrati meno lavoratori del settore privato rispetto al 2014”.

Rodriguez Parrilla:
“Non sono sicuro di quale sia la fonte della sua informazione”.

euronews:
“È un documento del partito comunista cubano”.

Rodriguez Parrilla:
“Sì, ma questo documento non dice che il 21% delle politiche è stato attuato. Dice che è stato eseguito, nel senso che sono stati realizzati gli obiettivi che si proponeva quel 21% di decisioni di natura economica e sociale. Mi sembra un processo che si sta svolgendo bene. Non sono certo che il suo dato relativo alla diminuzione dei lavoratori non statali sia esatto. In realtà c‘è stata una crescita significativa di lavoratori impiegati in piccole imprese o in altri ambiti al di fuori del settore dell’economia statale”.

euronews:
“A quale modello si ispira Cuba esattamente per conciliare misure tra virgolette capitaliste con un’economia pianificata all’interno di un sistema politicamente ermetico? Al modello cinese? Oppure L’Avana ha la propria formula?”

Rodriguez Parrilla:
“Ci sono diverse esperienze nel mondo, diversi riferimenti. Il modello cubano è e deve essere necessariamente originale. Prendiamo le esperienze migliori, abbiamo studiato altri processi socialisti e anche altri processi di sviluppo di altri Paesi. Stiamo creando il nostro crogiolo, il nostro modello basato sulla nostra propria esperienza e le nostre priorità. È vero che prende in considerazione alcuni elementi dell’economia di mercato, ma salvaguardando l’economia socialista”.

*La politicizzazione dei diritti umani ne danneggia la causa*

euronews:
“I processi aperti con gli Stati Uniti e con l’Unione Europea, di cui abbiamo parlato, e le riforme interne sembrano avere ripercussioni moderate sulla questione dei diritti umani. Perché si vieta a cittadini cubani non violenti, come le Damas de Blanco di manifestare liberamente?”

Rodriguez Parrilla:
“Il fatto che noi stiamo sviluppando un’economia socialista non implica in alcun modo restrizioni alla possibilità di lavorare sulla base di interessi economici congiunti, di sviluppare partenariati economici con joint venture. Per quanto riguarda il modello politico cubano e i diritti umani, esistono certamente percezioni diverse.
Però posso confutare l’affermazione secondo la quale si impedisce alle persone come quelle che lei cita di manifestare pacificamente, e infatti lo fanno spesso.
Devo anche sottolineare che in materia di diritti umani certamente possiamo avere opinioni diverse. Per me i diritti umani sono universali e indivisibili. La loro politicizzazione e l’esistenza di due pesi due misure danneggia molto la causa dei diritti umani.
Purtroppo nel mondo ciò avviene spesso nei dibattiti sul tema e alcuni media presentano punti di vista parziali. Per me, ad esempio, il diritto al lavoro è un diritto umano fondamentale. Non so cosa penserà la metà dei giovani spagnoli che non ha accesso all’occupazione, ma per me è un diritto umano fondamentale. Per me anche i diritti economici, sociali e culturali non sono un semplice laissez-faire, ma garantirli è responsabilità diretta dei governi.
Questi diritti per me sono inseparabili dai diritti politici e dalle libertà civili. Poco fa abbiamo parlato della democrazia statunitense in relazione al tema dell’embargo e della volontà reale degli elettori. Riconosco che c‘è una varietà di modelli politici e io mi sento molto felice e a mio agio con la democrazia cubana”.

euronews:
“Il suo governo ha sempre negato tradizionalmente l’esistenza di detenuti politici, sebbene numerose organizzazioni internazionali e anche all’interno di Cuba denuncino l’esistenza di prigionieri di coscienza. Denunciano anche il fatto che le campagne di intimidazione e repressione contro dissidenti e oppositori non si siano fermate. Cosa risponde a queste accuse?”.

Rodriguez Parrilla:
“Le respingo semplicemente. In primo luogo ci si dovrebbe mettere d’accordo sulla definizione di detenuti politici. Se lei pensa che una persona che riceve compensi da un governo straniero per realizzare determinate attività politiche sia un detenuto politico allora abbiamo una nozione differente. In Francia e negli Stati Uniti vengono chiamati agenti di potenze straniere. È noto che alcuni di questi gruppi che si muovono a Cuba e che vengono anche tollerati ricevono finanziamenti da Paesi europei e dallo stesso governo statunitense.
Sul territorio occupato dalla base navale di Guantanamo vengono commesse gravi violazioni dei diritti umani, di cui lei non mi ha chiesto. Si sa che lì ci sono persone sequestrate in un limbo giuridico da un decennio, che sono state giudicate da corti militari senza alcun diritto alla difesa o che vengono alimentate con la forza quando fanno sciopero della fame, in condizioni da tutti considerate come tortura sistematica. Si sa che alcuni Paesi sono legati in modi diversi al sequestro di queste persone o alle carceri segrete e illegali dove venivano detenute prima di essere trasferite a Guantanamo.
Non si conosce un Paese che abbia raggiunto la perfezione in materia di diritti umani. Non so come funzionerebbero i diritti umani in Europa se lì si subissero condizioni come quelle imposte a Cuba con l’embargo economico, commerciale e finanziario. O se una grossa potenza provasse a imprimere un cambio di regime in Europa. Queste sono le circostanze nelle quali il mio Paese ha vissuto per cinque decenni”.

euronews:
“Per finire vorrei chiederle dell’ex presidente Fidel Castro. Si è ritirato già da un decennio, con poche apparizioni in pubblico. È ancora una fonte di ispirazione per Cuba?”.

Rodriguez Parrilla:
“Continua a essere una fonte d’ispirazione per Cuba, un riferimento morale. Un leader politico e morale insostituibile, profondamente amato dal nostro popolo. Ha una vita molto attiva, conosco personalmente il suo impegno nei riguardi di problemi importanti come la produzione di cibo in un contesto di esplosione demografica mondiale. È molto impegnato anche nei temi del cambiamento climatico e del disarmo nucleare. Ho il privilegio di conoscere le sue attività, le sue preoccupazioni e il suo interesse per la politica estera cubana e di poter contare ogni tanto sui suoi consigli”.