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Tre cose da sapere sul virus Zika (la nuova minaccia sanitaria globale)

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Tre cose da sapere sul virus Zika (la nuova minaccia sanitaria globale)

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Il virus Zika, trasmesso dalle zanzare è arrivato in Brasile nel maggio 2015 e ha raggiunto altri 17 paesi americani. Zika è legato alle malformazioni del cervello nel feto.

Il virus Zika, trasmesso dalle zanzare è arrivato in Brasile nel maggio 2015 e ha raggiunto altri 17 paesi americani. Zika è legato alle malformazioni del cervello nel feto.

Il virus, per cui non esiste un vaccino, era stato isolato per la prima volta nel 1947 in Uganda. Laura Rodrigues è professore di Epidemiologia delle malattie infettive presso la London School of igiene e medicina tropicale.

Laura Rodrigues, epidemiologa, London School of Hygiene and Tropical Medicine: “Non sappiamo perchè ha cominciato a muoversi ma potrebbe esserci stata una mutazione del virus. La gente viaggia molto di piu’ e se una persona infettata si sposta e viene punta da una zanzara la zanzara pungendo qualcun altro diventa veicolo di infezione”.

1) E’ facile diagnosticare Zika ?

Rodrigues: “All’inizio dell’epidemia Zika in Brasile la gente non sapeva come distinguerla dalla dengue ora le cose sono più chiare. Le eruzioni cutanee si manifestano prima della malattia, mentre per la dengue, prima sei malato per un paio di giorni e poi c‘è l’eruzione. Con la dengue molto raramente si hanno occhi rossi e prurito.”

2) Cosa determina la microcefalia?

Rodrigues: “ E’ stato subito chiaro che i bambini con microcefalia avevano calcificazioni nel cervello quindi sapevamo che c’era l’infezione. Altre malattie possono causare infezioni congenite e microcefalia ma le abbiamo escluse, non erano responsabili, quindi è una nuova infezione che causa la microcefalia. Quando abbiamo diagnosticato la microcefalia il danno era fatto. Le strutture del cervello sono già compromesse e non si puo’ piu’ curare”.

3) Esiste un trattamento?

Rodrigues: “La ricerca s’interroga sulla possibilità di un trattamento antivirale che possa proteggere la madre se è stata infettata riducendo la probabilità di trasmettere l’infezione al feto. Ma siamo solo agli inzi anche se è una possibilità di ricerca”.