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Siria: il difficile cammino degli aiuti umanitari

A febbraio si tiene la conferenza dei donatori sulla Siria, dove la guerra civile che dura da quasi cinque anni continua a fare vittime, mentre

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Siria: il difficile cammino degli aiuti umanitari

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A febbraio si tiene la conferenza dei donatori sulla Siria, dove la guerra civile che dura da quasi cinque anni continua a fare vittime, mentre milioni di persone sono fuggite.

In che modo l’aiuto internazionale può aiutare a risolvere la crisi? Ne parliamo con Alyn Smith, membro della commissione Affari Esteri britannica, del Partito Nazionale Scozzese e del gruppo Verdi/Alleanza Libera Europea, Alexandre Polack, portavoce della Commissione Europea per gli aiuti umanitari, la gestione delle crisi, la cooperazione e lo sviluppo internazionali e Sara Tesorieri, consigliera di Oxfam sulle politiche umanitarie europee.

Alyn Smith: “Francamente, la difficoltà non è la mancanza di denaro che dall’estero viene mandato in Siria. Il problema è che molti soldi finanziano armi, carri armati e bombe e non sono usati per fini umanitari. Stiamo osservando una guerra di procura compiuta da soggetti della regione del Golfo, anche dall’Iran. C‘è una internazionalizzazione del conflitto, non invece uno sforzo verso la soluzione del conflitto. L’Unione Europea deve svolgere un ruolo chiave per il raggiungimento di una soluzione politica stabile, senza Assad se si vuole una pace duratura”.

Alexandre Polack: “È chiaro che occorre un accesso incondizionato a tutti coloro che hanno bisogno ed è quanto chiediamo. Senza di esso non ci sono risultati. L’opinione pubblica e gli operatori umanitari sanno che a Madaya si muore di fame, quindi occorre questo accesso assoluto e l’Unione Europea è in prima linea. Finanziamo, per esempio, i convogli di aiuti che si dirigono a Madaya.
Poi c‘è l’istruzione. Perché se si trova una soluzione politica, ma i bambini, la generazione perduta che si trova in Siria e nei Paesi vicini continua a non avere accesso all’istruzione non avremo la possibilità di costruire un futuro”.

Sara Tesorieri: “Gli aiuti arrivano a molte persone che hanno bisogno. È possibile consegnare aiuti in Siria, noi lo facciamo. Ma non abbiamo accesso a tutti coloro che hanno bisogno. Loro non hanno accesso a noi. Ciò deve cambiare e ci sono molte opportunità per farlo. È una questione che deve essere in cima all’agenda politica di tutti i soggetti coinvolti. Ci sono membri del Consiglio di Sicurezza che partecipano al conflitto. Anche loro devono fare la loro parte di fronte ai loro alleati sul terreno”.