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Lagarde tenta il bis

Il direttore generale dell'Fmi lancia la sua candidatura per la riconferma. Ha già il sostegno di Franca, Gran Bretagna, Germania e Cina.

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Lagarde tenta il bis

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Prima donna a imporsi, come direttore generale del Fondo monetario internazionale, in un mondo largamente dominato dagli uomini, Christine Lagarde intende rimanere per altri cinque anni su quella poltrona conquistata nel 2011. Allungherebbe il “dominio” francese su questa istituzione, che dura dal suo predecessore Dominique Strauss-Kahn e ne conta, in passato, altri tre: Pierre-Paul Schweitzer (1963-1973), Jacques de Larosière (1978-1987) e Michel Camdessus (1987-2000).

Lo ha dichiarato lei stessa da Davos, dove si trova per il Forum economico mondiale, subito dopo che il 21 gennaio l’Fmi ha aperto la procedura selettiva: “sì. Sono candidata a un secondo mandato. Sono onorata di ricevere, sin dall’inizio, il sostegno di Francia, Gran Bretagna, Germania, Cina, Corea del Sud e Messico”.

L’endorsment britannico è arrivato attraverso un tweet del ministro dell’Economia, George Osborne.

Il rinvio a giudizio, a dicembre, per “negligenza” nella vicenda dell’arbitrato tra Bernard Tapie e Stato francese, quando era ministro delle Finanze, non l’ha fermata. La vicenda, relativa a un presunto comportamento scorretto del Credit Lyonnaise nei confronti del tycoon, si chiuse nel 2007 con il riconoscimento di un risarcimento di 400 milioni di euro a quest’ultimo. Ma lo scorso anno un tribunale ha condannato l’ex presidente dell’Olympique Marsiglia a restituire quei soldi, incriminando al contempo l’allora membro del governo Sarkozy.

“Certo, è una preoccupazione. Ma i politici sono particolarmente abili, soprattutto con un background francese, a destreggiarsi tra ruoli pubblici e problematiche private” ha affermato Simon French, capo economista della banca di investimenti Panmure Gordon.

E, d’altra parte, Lagarde ha sempre dimostrato di sapersi destreggiare alla grande in ambienti ostili. Nuotatrice sincronizzata in gioventù, affermò in un’intervista che proprio quel tipo di sport praticato le aveva insegnato a “stringere i denti e sorridere”, anche lì dove i suoi abiti firmati spiccano tra completi scuri.

Cominciò la sua carriera a 25 anni nella sede di Parigi dello studio legale internazionale Baker & McKenzie, dopo un master in lingua inglese e diritto del lavoro. Fece rapidamente carriera nella società con base a Chicago e poi si gettò in politica.

Fu aspramente criticata per delle uscite come “i francesi stanno diventando degli scansafatiche” e “guardarsi sempre l’ombelico ostacola le riforme”.

Da sempre è stata una fautrice delle donne in ruoli apicali. Una volta disse che “se Lehman Brothers fosse stato Lehman Sisters avrebbe avuto molte più possibilità di sopravvivere”.

Per ora avversari non ha avversari. Ma la selezione è appena partita. C‘è tempo fino al 10 febbraio perché qualcuno lanci il guanto di sfida.

Se i candidati dovessero essere di più, dovranno essere ridotti a una shortlista di 3. Alla nomina si dovrà giungere entro il 3 marzo, anche se il mandato Lagarde scade oltre due mesi dopo (5 luglio).

Il consiglio esecutivo (formato da 24 membri) cerca di arrivare a un consenso unanime sol nome prescelto. In caso non ci sia, si procede con votazione a maggioranza.

A questo giro il cammino verso la nomina sembra già piuttosto tracciato. A cambiarlo possono intervenire gli Stati Uniti, che non hanno preso ancora posizione ufficiale.